Il fisco USA pensa all’economia reale.

Il governo USA vuole rilanciare l’industria manifatturiera americana: la riduzione delle tasse sugli utili societari è la prima mossa;  l’attuale sistema fiscale Usa è “troppo complesso” e discriminatorio “dove alcune aziende pagano il 38% mentre altre che ingaggiano stuoli di avvocati non pagano praticamente tasse” ed il governo intende eliminare le scappatoie che “incoraggiano le società a de-localizzare all’estero”. La riduzione dell’aliquota al 25% unitamente alla eliminazione degli incentivi a spostare gli stabilimenti all’estero (le norme che hanno portato alla riduzione in “belt rust” le città industriali) è il segno che si cambia musica: da Wall Street a Main Street.

Il governo USA vuole anche ridurre le convenienze contabili che consentono, e favoriscono, la creazione di utili e cassa nelle sussidiarie estere.

Da tempo auspichiamo analoga misura con un obiettivo ambizioso ma raggiungibile nel medio termine e soprattutto “messaggio forte” per chi vuole continuare a fare impresa in questo paese (che resta, a dispetto di politici, burocrati sindacati e “fancazzisti”, il secondo paese industriale europeo): equiparare la tassazione sul reddito di impresa (l’impresa crea lavoro e ricchezza) e la tassazione sulle rendite finanziarie (la rendita consuma la ricchezza). Il paese potrebbe vivere un “rinascimento industriale e sociale”: diamogli una mano.

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