Privatizzare è un po’ morire …

 

Proseguiamo il nostro viaggio nelle privatizzazioni che non riescono a realizzarsi con un grazioso riferimento a Fintecna, la holding nata nel 1992 per allocare società pubbliche da dismettere, e posta in liquidazione nel 2000: se 13 anni vi paiono tanti …

Nel novembre 2012 la Cassa Depositi e Prestiti ha acquistato da MinEconomia il 100% di Fintecna per un corrispettivo (provvisorio, come sempre nel nostro paese) di 1.592 milioni, pari al 60% del patrimonio netto a fine 2011: in pratica, con uno sconto del 40%; il restante prezzo sarà dovuto se e nella misura in cui sia “ritenuto congruo” da CDP (con la stessa procedura CDP ha acquistato Sace e Simest da MinEconomia). Un buon affare? Ricordiamo che CDP non è considerata nel perimetro della PA e quindi il suo debito non è considerato debito pubblico.

Che cosa ha in pancia Fintecna? Immobili (stimati in bilancio 1 miliardo di euro), stabilimenti dismessi (quindi, vuoti) delle ex-industrie di stato dell’acciaio e della manifattura tabacchi, villaggi turistici, alberghi, l’ex-sede del Poligrafico dello Stato ai Parioli, una partecipazioni di controllo del 90,36% in Fincantieri, l’1,46% di Air France-Klm, l’1,7% di Ansaldo Sts. Il bilancio 2011 ha visto un fatturato consolidato di 2.508,2 milioni ed un utile di 67,93 milioni che ha consentito alla capogruppo di pagare un dividendo di 30 milioni; disponibilità liquida di 1.291 milioni. 10.336 dipendenti (di cui 9.976 in Fincantieri) dipendono da questa “vacca sacra”,  “nata per morire” (come ripete il suo presidente pro-tempore, da molto tempo ormai: ma che altro possiamo attenderci …) ma che dimostra ancora una certa “resilienza”.