Sodo caustico. Il Magistrato del Po.

Sulle tracce dell’ufficio di tutela del Po costituito nel 1831 nel Ducato di Parma e Piacenza, nel 1956 venne istituito l’ente Magistrato del Po, a Parma, dopo la grave alluvione del 1954, per coordinare le attività di intervento e tutela dei corsi d’acqua interni, Po e suoi affluenti. Con la riforma del 2002, le attività vennero trasferite e ripartite fra Autorità di Bacino del fiume Po (AdBPo), organismo misto Stato-Regioni che si occupa delle attività di pianificazione, ed Autorità Interregionale del fiume Po (AIPo), ente strumentale delle regioni interessate dal corso del fiume (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, con la creazione di uffici distaccati in Valle d’Aosta e nelle province autonome di Trento e Bolzano; le regioni Liguria e Toscana hanno stipulato convenzioni per il conferimento all’AIPo delle competenze sui corsi d’acqua affluenti del Po) che si occupa delle attività di programmazione degli interventi nel bacino (Po ed affluenti, diretti ed indiretti) e di gestione dei corsi d’acqua.. Non ci sono chiari i motivi della duplicazione dell’ente né che cosa di intenda con pianificazione e programmazione: ma è solo la prima delle incongruenze dell’ente (e sfidiamo ad alzare la mano quanti ne conoscono esistenza ed attività). AIPo ha 390 dipendenti, uno ogni 2 chilometri del Po; oltre agli uffici distaccati sopra citati, AIPo ha 12 sedi periferiche (Torino, Alessandria, Pavia, Milano, Piacenza, Cremona, Parma, Reggio Emilia, Mantova, Modena, Ferrara, Rovigo), una ogni 60 chilometri (e solo Torino, Piacenza, Ferrara e Rovigo si affacciano sul Po…). Non essendo una autorità né un ente con propria personalità giuridica, ma una agenzia interregionale, AIPo non è soggetta a controlli tipici degli enti pubblici; non è rintracciabile un bilancio sul sito istituzionale; non sono chiare le logiche di intervento, investimento, spesa adottate. Per la sua sopravvivenza economica AIPo fa ricorso ai contributo delle 4 regioni e dello Stato: ed anche in tal caso, non sono definite le “regole d’ingaggio”. Nel 2012 AIPo dichiara un risultato finanziario di 235.7 milioni; ma la realtà dei numeri è diversa: cassa ad inizio 2012 79.3 milioni, riscossioni 47 milioni, pagamenti 69.9 milioni, cassa finale 56.4 milioni; come si arriva a 235.7 milioni? Con il “trucchetto” dei residui attivi per 288,8 milioni (previsioni di incasso: previsioni, appunto…) e residui passivi per 109.5 milioni. Le spese correnti 2012 sono indicate in 52.8 milioni (di cui, 21.3 milioni per la struttura) coperte per 30.7 milioni da contributi dello Stato, 700.000 da entrate correnti, 18.6 milioni da “quota avanzo presunto 2011”; le spese per investimenti 283 milioni. AIPo può fare affidamento su ulteriori contributi dello Stato (32.1 milioni, di cui 7.4 milioni a copertura del costo di 273 dipendenti trasferiti ad AIPo), Protezione Civile (1 milione), Lombardia (12.8 milioni, cui si aggiungono 9.1 milioni con contributo per la copertura delle spese per la gestione della navigazione regionale), Veneto (3 milioni di finanziamento), Emilia Romagna (30.3 milioni per la gestione della navigazione regionale); vista la sua situazione finanziaria, non è dato sapere se il Piemonte potrà partecipare.

Un guazzabuglio contabile, tipico della contabilità farraginosa della PA; che fa sorgere domande: quale è il bilancio di AIPo? Quale il suo patrimonio? Quale è patrimonio immobiliare? Quale è il costo del personale, totale e per dipendente? Stato e regioni “pagano a piè di lista”? Che controllo viene fatto da Corte dei Conti, Ministero delle Infrastrutture, regioni?

Riteniamo che i traffici sulle vie d’acqua interne siano importanti, anche se il Po non è il Reno tedesco; una decente politica integrata dei trasporti commerciali non può farne a meno. Infine, per comprendere lo stato del fiume “sacro”, invitiamo a ri-leggere le stupende pagine scritte da Paolo Rumiz, giornalista e molto di più, che nel 2012 ha fatto un viaggio in barca lungo le acque navigabili del Po, fiume abbandonato, sconosciuto, spopolato di uccelli e pesci, invaso da malavitosi che lungo le sue sponde possono condurre attività criminose di ogni tipo.

8.8.2013