Certezza del diritto? Quando mai.

Ecco nel decretone del fare (male): “Scatta poi una stretta fiscale sulle polizze vita e sulle assicurazioni contro gli infortuni” in una citazione dal Sole 24 Ore

Quanto all’imprecisione giuridica del titolo, faccio ammenda ma ritengo che la stabilità del regime contributivo per flussi di cassa pluriennali sia assimilabile ad altre norme civilistiche tenendo soprattutto conto delle necessità che convincono i singoli e le aziende a questo tipo di esborsi.

 

 

Sodo caustico. Adam Smith e Luigi Einaudi insieme per una società meno diseguale

La diseguaglianza dei punti di partenza mina l’emergere della valorizzazione del mercato: solo l’ 8,5% dei figli di operari diventa imprenditore (7 giugno 2013, relazione del presidente dei Giovani Imprenditori, S. Margherita Ligure); la diseguaglianza impoverisce tutti, perché una società diseguale è una società frammentata, nella quale si abbassano produttività ed eccellenza: “nessuna comunità può essere florida e felice, se la grande maggioranza dei sui membri è povera e miserabile” (Adam Smith). La diseguaglianza dei punti di partenza causa una immensa perdita di risorse umane, riducendo il potenziale del sistema economico. Non riconoscerlo è un peccato intellettuale, sociale, metodologico, economico. Come permettere una migliore base di partenza, un buon “ascensore sociale”? il premio Nobel  James Mirrlees, invitato dai Giovani Imprenditori, ha posto l’accento su investimenti pubblici in istruzione a tutti i livelli ed a tutte le età, istruzione che resta il più potente strumento di inclusione sociale e di lotta alla disoccupazione di lungo termine. Sul tema dei punti di partenza, Luigi Einaudi (“Discorso elementare sulle somiglianze e sulle dissomiglianze fra liberalismo e socialismo”, 1957) scriveva che “(…) su taluna maniera di porre rimedio alla diseguaglianza nei punti di partenza vi ha sostanziale concordia fra liberali e socialisti ed è per quel che riguarda l’apprestamento (…) di mezzi di studio, di tirocinio e di educazione aperti a tutti. Scuole gratuite elementari, opere post scolastiche, borse di studio per i meritevoli nelle scuole medie e universitarie con pagamento di tasse, sono patrimonio comune alle due tendenze politiche. A uguale sentenza si giunge rispetto a quei provvedimenti intesi a instaurare parità di punti di partenza tra uomo e uomo con le varie specie di assicurazioni sociali (…). Anche qui, le divergenze non sono di principio, ma di limiti e di applicazione: né esse dovrebbero dar luogo a dispute insanabili attenendo alla eliminazione delle cause di spreco e di degenerazione delle provvidenze medesime. (…) Il vero problema sta nella esistenza di un punto critico, sorpassato il quale il sussidio di disoccupazione diventa socialmente dannoso. (…) Liberali e socialisti sono dunque concordi nell’affermare che lo Stato deve intervenire, come in tante altre cose, nelle faccende economiche, né può lasciare gli uomini liberi di agire a loro posta, fuor di un qualunque regolamento statale. (…) L’uomo liberale vuole porre le norme (…), laddove l’uomo socialista vuole sovra tutto dare un indirizzo”.

Questo concetto della coesistenza pubblico/privato è ben descritto all’art 33 della Costituzione, terzo comma, che recita: “”enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato””; dalla lettura dei lavori preparatori (“La Costituzione della repubblica italiana illustrata con i lavori preparatori” a cura di V. Falzone, F. Palermo, F. Cosentino, ed. 1976, pg. 119; volume ormai introvabile, di cui sollecitiamo la ristampa), si apprende che l’on. Corbino, liberale, uno dei firmatari dell’emendamento, volle ribadire che “” noi non diciamo che lo Stato non potrà mai intervenire a favore degli istituti privati; diciamo solo che nessun istituto privato potrà sorgere con il diritto di avere aiuti da parte dello Stato””. Nessun diritto del privato; facoltà dello Stato di sovvenire sussidiariamente se e nella misura in cui un tale intervento si appalesasse utile per i fini che l’istruzione si prefigge.

Accanto alla efficacia dell’intervento, altrettanto importante è l’efficienza dell’intervento, intesa come rapporto fra costo e risultato; rinviamo al Sodo caustico scritto in occasione del referendum di Bologna, qui accluso.

Certo esistono posizioni meno “centrali ed aperte” nel variegato, ma limitato per numero di adepti, mondo liberale, che spesso vede quelli che con un calzante ossimoro possiamo definire “estremisti liberali”: cui non possiamo negare, da buoni liberali, se non un’ora, almeno una mezz’oretta liberale.

(per un utile riferimento, rinviamo agli articoli apparsi sul Sole – Domenica 23 giugno 2013, a pg 38 e 39 su “Welfare 2020” promosso da Fondazione Roma: buona lettura).

ripubblicazione di Sodo caustico del 23.6.2013

Sodo caustico. Giù le mani dalla proprietà!

Tesi affascinanti si annidano nelle aule universitarie yankee su come divellere la “proprietà intellettuale”od “industriale”, quel sistema di tutela giuridica dei beni immateriali a rilevanza economica: opere artistiche e letterarie,  invenzioni industriali e modelli di utilitàdesign,  marchi, riassunti nelle tre grandi aree del diritto d’autore, del diritto dei brevetti e del diritto dei marchi. In Italia, l’assetto normativo di riferimento è contenuto nel D. Lgs. n. 30 del 2005 intitolato “Codice della proprietà industriale”: testo unico che raccoglie tutte le norme attinenti al campo dei brevetti e dei marchi. Resta fuori da questa opera di codificazione la normativa sul diritto d’autore, il cui riferimento è ancora la legge n. 633 del 1941, con le successive e numerose modifiche.

Le tesi si basano su un assunto: liberiamo gli utenti dalla schiavitù imposta dall’autore e mettiamo a disposizione di tutti il frutto dell’ingegno (altrui) abolendo forme di riconoscimento economico (diritti di autore, o royalty) all’autore stesso. Tesi invero affascinante; estremizzando, è come se si chiedesse l’abolizione della proprietà immobiliare per dare a tutti la fruibilità gratuita dell’abitazione: fuori fa freddo, e scaldarsi è d’uopo per le improvvide cicale…

Lo sviluppo della tecnologia è il “driver” dello sviluppo economico: non c’è l’uno senza l’altro; crediamo che nessuna persona dotata di intelligenza, ingegno, capacità progettuale (e quante altre doti necessitino per ideare nuovi oggetti, progetti, software) si impegni per la gloria senza volerne ricavare un giusto ritorno economico oltreché scientifico; crediamo che l’abolizione della tutela della proprietà intellettuale ed industriale vada contro lo sviluppo economico, ne limiti i confini e le libertà. Sarebbe bello vivere nella “Città del sole” ma temiamo che seguendo queste tesi ci si possa ritrovare nella “Città delle tenebre”.