Il Governo Letta… “brucia” 97,4 MD!

Dopo anni di indagini, con l’Operazione Macchianera, il Generale della Guardia di Finanza UMBERTO RAPETTO era riuscito a trovare le prove inconfutabili che dimostravano che le dieci società concessionarie del business dei giochi d’azzardo e videopoker dovevano allo Stato 98 MD di € (NOVANTOTTOMILIARDIDIEURO!).
Inutile sottolineare le difficoltà ed i pericoli di una indagine così delicata e colossale…
Ma in poche settimane la macchina politica si è attivata e a maggio 2013 la Corte dei Conti con una sentenza allucinante ha ridotto a 2,5 MD il quantum dovuto da questa potentissima Lobby.
Non contenti, i politici, a caccia di toppe per mendicare briciole utili per continuare a non fare nessun taglio sugli 811 MD annui di costi della macchina politica, hanno pensato ad un ulteriore premio…
Infatti pochi giorni orsono il mendicante Letta ha avuto il coraggio di firmare il provvedimento con cui la Sanguisuga Stato si accontenterebbe di solo 600 M di € (SEICENTOMILIONIDIEURO)…
In sintesi settimana scorsa, io a causa di un problema al token, ho pagato in ritardo, di un giorno, la tranche mensile delle tasse, e mi aspetto la giusta sanzione…
Il GOVERNO LETTA HA DECISO DI APPLICARE UNO SCONTO DEL 99,3% ai 98 MILIARDI DOVUTI ALLO STATO DA PARTE DEI GALANTUOMINI DELL’AZZARDO E DEI VIDEOPOKER!
Per intenderci: ha “regalato” esattamente la stessa cifra che lo Stato DEVE da oltre un anno ai fornitori!
La cifra, per essere più chiari, equivale a 25 anni di IMU sulla prima casa.
E LORO HANNO DECISO DI “REGALARLA”…come veloce e comoda “toppa”…
E’ come voler accendere il camino con i francobolli Gronchi rosa… per pigrizia!
Inoltre, in un paese civile e non fallito, UMBERTO RAPETTO sarebbe un eroe, invece, a maggio 2013, per il disgusto e senso di impotenza… ha dato le dimissioni dalla Guardia di Finanza…
ONORE AL GENERALE UMBERTO RAPETTO!
E’ per gente come lui che vale la pena di provare a rimanere in Italia.
Per ora.

Partecipare, ma dismettere le partecipate

ipla_300Le decisioni non si prendono d’un botto, almeno in Italia. Sulle partecipate, per esempio, si vive un negoziato e uno scontro continuo. Le leggi, i decreti, le sentenze della Corte costituzionale si sovrappongono, si correggono, si integrano.

Mentre si auspicava una riduzione del ruolo pubblico nell’economia, Comuni, Province, Regioni e anche l’amministrazione centrale allargavano la loro presenza nell’economia. Parliamo di un mare di società partecipate. Alcune quasi ovvie e consolidate, altre vecchie e persino paradossali.

Regioni e Comuni non soltanto distribuiscono l’acqua e organizzano i trasporti – già a differenza di altri Paesi europei – ma si occupano anche di legno e di pesci, gestiscono terme e alberghi, creano start up, gestiscono fiere, fanno ricerca biotecnologica, e tengono aperta anche una spiaggia.

Il tentativo di ridurre questa presenza d’elefante in economia, con sprechi enormi, comporta a sua volta uno sforzo gigantesco. In gioco vi sono una grande quantità di posti di lavoro (a volte assai comodi, oppure frustranti), molti consigli di amministrazione ma anche molte situazioni di crisi, visto che i soldi sono finiti, e che molte di queste società boccheggiano.

Un muro d’opinione pubblica, di sindacati e di lobby si oppongono alle dismissioni. Solo alcuni eroi ogni tanto rilanciano la battaglia, che dura almeno dal 2008, e qualche amministratore politico realizza sparsi risultati settoriali o territoriali, sotto l’etichetta di “razionalizzazione”. Con il governo Monti una serie di regole prevedeva che gran parte delle società dovessero essere dismesse entro quest’anno. La norma è stata corretta, ma – in linea di massima – Regioni e Comuni si sono convinte della necessità di una razionalizzazione e di qualche dismissione.

Al 31 dicembre si dovrebbero vedere i primi consistenti risultati. Brescia dovrà per forza riunire le tre società di trasporto in una sola , Zingaretti razionalizza le partecipate del Lazio a dispetto dell’UGL, la Puglia si spaventa ma riduce, Vibo Valentia (anche per colmare un debito di svariati milioni) vende varie partecipazioni, anche dell’aeroporto, il Piemonte – malgrado una strenua opposizione conservatrice da sinistra – interverrà su 29 delle 40 partecipate, tra dismissioni e accorpamenti. E così in Veneto, Emilia Romagna, e altrove.

Eppure la richiesta di proroga non poteva mancare. Il sindaco di Torino, Fassino, presidente dell’Anci, ha chiesto un proroga per le dismissioni al ministro Del Rio, che fino all’anno scorso faceva di mestiere il Presidente dell’UPI, cioè della lobby delle Province italiane.

L’IVA rischia di aumentare di un punto, ma l’ente per il legno, per fortuna, resta in mano pubblica.

Enrico Martial