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Aiuti di Stato? Ma no … è solo un aiutino, un prestito …

Gli aiuti di stato sono vietati per legge:  “italianità”, o “dimensione strategica nazionale” sono tipicamente categorie selettive, con le quali, in modo spesso arbitrario, si stabilisce quali imprese abbiano diritto ad un vantaggio competitivo rispetto ad altre imprese, che finiscono per restare un passo indietro.

La legislazione europea, e in particolare i “regolamenti” – leggi a tutti gli effetti che si applicano direttamente negli Stati membri –  non a caso non distingue tra imprese, “strategiche” o “nazionali”. Proprio nel quadro della costruzione di un mercato aperto e libero sull’insieme del territorio europeo, la preoccupazione è appunto quella di evitare distorsioni della concorrenza, e quindi limitare o eliminare le occasioni di aiuto a singole o gruppi di imprese rispetto alle loro concorrenti.

Il Trattato vieta espressamente gli aiuti di Stato: l’aiuto, se giustificato da ragioni di sviluppo economico generale, deve quindi essere applicato allo stesso modo – in modo quindi uniforme –  in tutta l’Unione europea. Deve essere rivolto a tutte le imprese, senza essere “selettivi” rispetto a categorie come quella della “dimensione strategica” oppure “nazionale”.

Se uno Stato membro – come il nostro Paese nel caso Alitalia – non ragiona in termini di mercato unico ma di mercato nazionale, compie due errori. Il primo è politico: dopo aver tanto operato per la costruzione europea, si stupisce dei suoi effetti, mostrando la propria fragilità nella preparazione e attuazione di una politica di lungo periodo e di visione. Il secondo errore ha ricadute economiche: se non si intende che il mercato è unico, che è in quell’ambito che bisogna competere, la fuga nel proprio cantuccio nazionale costituisce una sconfitta sostanziale, anche economica.

Il caso italiano sotto questo profilo è persino culturale.

Quando si parla di aiuti di stato, in Italia anche gli esperti si concentrano sulle deroghe più che sulla volontà di non concedere aiuti, e quindi di costruire e difendere un mercato aperto. L’Italia, come Stato membro, cosciente del fatto che violare la regola di concorrenza comporterebbe un’infrazione alla legislazione europea (quindi sanzionabile), cerca di aggirarla per raggiungere il proprio scopo, cioè di realizzare un aiuto “selettivo”, sia esso rivolto ad Alitalia, o ad Ansaldo.

Vi sono varie modalità già sperimentate: dare un prestito, già sapendo che il soggetto (Alitalia) non sarà in grado di restituirlo, fare entrare nel capitale dell’azienda in crisi un’altra impresa di cui però si ha il controllo (come le Poste in Alitalia), già sapendo che il denaro speso in quest’operazione sarà consumato dal tempo, dal calo di valore dell’azione, da aumenti di capitale: e si tratta appunto come un aiuto. E poi ci sono altri modi: pagare alla compagnia il funzionamento di tratte che sarebbero antieconomiche (è il caso dell’indebitata Regione Piemonte che stava per finanziare alcune rotte per il mezzogiorno).

Formalmente però si potrà intanto negare che si tratti di un aiuto di stato, e lo si può concedere subito. La procedura di verifica di conformità da parte della Commissione europea comporta tempi più lunghi.

Ma intanto l’aiuto è dato, e poi si vedrà.

http://ec.europa.eu/competition/state_aid/overview/index_en.html

Enrico Martial

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