Sodo caustico. La grande illusione delle privatizzazioni.

Il governo Letta ri-annuncia una stagione di privatizzazioni. Vorremmo essere certi di utilizzare ed intendere nello stesso modo il significato della parola, ma così non è. Il governo intende “vendere a privati delle partecipazioni in società di diritto privato”, alcune quotate, che già hanno azionisti privati e che operano in un mercato libero (come avviene per Enel, Finmeccanica, Eni, seppure con gradi diversi di apertura al libero mercato del mercato domestico). Noi intendiamo la vendita di società oggi interamente in mano pubblica, centrale o locale, che operano in regimi spesso di monopolio (raramente naturale, più spesso regolamentare). La vendita di partecipazioni direttamente detenute dal MEF sono: il 4,34% di Eni, il 31,24% di Enel, il 30,2% di Finmeccanica, l’80,1% di CDP (come noto, CDP non rientra nel perimetro statale ai fini del calcolo del debito pubblico). CDP possiede, a sua volta, il 25,76% di Eni, il 29,9% di Terna, il 30% di Snam, il 100% di Sace e Fintecna.

Nel periodo 2008-2012, Enel ha distribuito dividendi allo stato per 3,7 miliardi ed Eni per 5,9 miliardi; nel 2013, i dividendi incassati dallo stato da Enel ed Eni sono stati 610 milioni. In caso di vendita delle partecipazioni detenute da MEF in queste 2 società, il flusso di dividendi (abbastanza costanti) cesserebbe. Il governo si attende un incasso di 3 miliardi dalla vendita di un 3% di Eni. I conti sono presto fatti.

E’ evidente il vero intento del governo: fare cassa nel breve vendendo partecipazioni “appetibili” (ma perdendo il flusso di dividendi futuri) e rinviare “sine die” il taglio della “manomorta” statale e corporativa su oltre 19.000 società ed aziende pubbliche, centrali e locali, con oltre 50.000 consiglieri di amministrazione che vengono lautamente pagati dalle casse pubbliche, esauste. E’ da qui che si deve partire per snellire lo stato, dandosi regole semplici per la liberalizzazione dei mercati (prima) e la dismissione delle migliaia di società, aziende, enti pubblici (poi).

Siamo però assai pessimisti, non fosse altro per la improvvida sentenza della Corte Costituzionale che ha cancellato l’obbligo di privatizzare o sciogliere le società “strumentali” pubbliche: è caduta infatti sotto la mannaia della Consulta la norma del DL 95/2012 che prevedeva la privatizzazione o lo scioglimento delle società pubbliche “strumentali “ (che cioè non operano in regime di concorrenza) il cui fatturato fosse per più del 90% derivante da contratti con la PA. Basta tagli, in un paese alla “canna del gas”:  l’obiettivo di tagliare la spesa viene “immolato” sull’altare dei sacri diritti di regioni, province, comuni che potranno bellamente continuare ad essere azionisti, clienti, beneficiari dei servizi di società strumentali che non si confrontano, né mai vorranno farlo, col mercato.

Lasciamo ai lettori la valutazione dell’approccio e della filosofia del governo Letta. Da parte nostra, “pollice verso”.

 

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