Sodo caustico. Serravalle, il viaggio infinito senza destinazione.

Nessuna la vuole, ed intanto macina perdite come una slot-machine. Il terzo bando di gara per la vendita della quota posseduta dalla Provincia di Milano, tramite Asam, pari al 52,9%, al prezzo unitario di offerta di 4 euro, per un totale atteso di 380 milioni, è andato deserto. Già nel 2012 si era tentato di vendere l’80%, somma delle quote possedute da Provincia e Comune meneghino (18,6%), al prezzo unitario di 4,45 euro.
Errare è umano, perseverare diabolico, ritentare è da suicidio. Ripercorriamo la storia parallela dell’azionista Provincia che detiene Serravalle tramite Asam, e le vicende specifiche di Serravalle.
Per Asam, un 2012 in perdita per 77 milioni e valore delle azioni Serravalle svalutato a 4 euro; questa è la seconda svalutazione consecutiva fatta da Asam: nel bilancio 2011, in previsione della procedura della vendita (mai realizzata, come sappiamo), la partecipazione non venne più considerata di carattere “durevole e strategico”; il valore di iscrizione delle azioni venne portato da 7,24 euro per azione a 4,76 euro, con una svalutazione di 235 milioni di euro; i 4,76 euro erano in linea con i 4,45 euro fissati per le due aste indette nei 12 mesi precedenti sulla Serravalle e andate entrambe deserte. Nel bilancio 2012, approvato a fine settembre 2013, il valore per azione dell’autostrada e’ stato tagliato a 4 euro, meno della metà degli 8,83 euro pagati dall’ ex-presidente Filippo Penati nella compravendita del 15% di Serravalle dal gruppo Gavio fatta nel 2005 per assicurarsene il controllo. La giustificazione per la svalutazione fa riferimenti a “gli effetti della riduzione del traffico” e le “incertezze del progetto Pedemontana”. Vedere bruciati quasi 300 milioni per incauto acquisto (su cui la magistratura indaga da tempo) è di difficile accettazione, in anni di difficoltà per i bilanci della provincia meneghina; grave rilevare l’irresponsabilità patrimoniale di chi avrebbe dovuto gestire il patrimonio pubblico, allora invocando la “strategicità” di una partecipazione di controllo in una utility posseduta anche dal Comune milanese (e la resistibile scalata assume i connotati del contrasto fra Provincia e Comune), ora per aver cancellato un “tesoretto” che si scopre, tardivamente, essere solo sulla carta. Controlli pubblici carenti, se non assenti; consigli di amministrazione silenti, se non conniventi; consigli provinciali per lo meno incompetenti. Ed i responsabili non pagano mai.
Serravalle: la società fattura oltre 200 milioni l’anno; ma l’elemento che rende cauto e dubbioso il mercato si chiama Pedemontana, la società controllata al 76% da Serravalle, e che dovrebbe costruire la strada che unirebbe Cassano Magnano, nel varesotto, ad Orio Sotto (BG), lunga 67 km e con un costo indicativo di 5 miliardi, la cui inaugurazione era prevista per Expo 2015 (ma nessun nastro è stato ancora tagliato: quale occasione persa per i tanti boiardi, sempre sorridenti in tali occasioni). Snoccioliamo i numeri, che cantano una triste litania: (1) Serravalle negli anni non ha ricevuto dai suoi azionisti (all’80% pubblici) gli aumenti di capitale necessari ai suoi fabbisogni, stimati in 500 milioni; (2) pertanto, Serravalle non ha mezzi adeguati per capitalizzare Pedemontana che necessita di 1.000 milioni per sostenere, con capitale, l’investimento di 5 miliardi (prevedendo che i 4 miliardi mancanti vengano da debito, fatte salve disponiblità di credito bancario e futura profittabilità dell’opera); (3) Serravalle deve anche rimborsare un prestito-ponte di 200 milioni, già scaduto, ed ovviamente non ha cassa né previsioni per il pagamento; (4) è in scadenza la concessione pluriennale e per rinnovarla sono necessari fondi e garanzie; (5) per aggiungere altri problemi finanziari, la Serravalle è costruttrice e concessionaria della Rho-Monza, altra opera per Expo 2015, del valore di 250 milioni; ed anche in questo caso, cassa capitale e mezzi mancano.
Decenni di malagestio pubblica, interessata al “particulare” ed al mantenimento dello “stato comatoso” pur di assicurare la presenza politica e dei politici nei consigli di amministrazione, così consentendo il peggior servizio alla collettività che vuole strade e collegamenti stradali funzionanti e mantenuti in modo efficiente e così depauperando un patrimonio che meriterebbe ben altra “cabina di comando”. Ora nessuno, nemmeno gli azionisti di minoranza Gavio e F2i, hanno presentato proposte di acquisto, nel timore che i fabbisogni futuri (ben oltre 5 miliardi di lavori necessari) richiedano uno sforzo finanziario eccessivo. Delle 2 l’una: o Serravalle e Comune di Milano abbassano le loro attese per il complessivo 80%, oppure i lombardi resteranno letteralmente imbottigliati su strade sempre meno fruibili. Dimenticavamo l’ “uovo di Colombo” nella faretra degli amministratori pubblici: maggiori tasse locali.

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