Sodo caustico. Il buco nell’acqua.

3.000 gestioni per 60 milioni di abitanti, una ogni 20.000 abitanti; il costo dell’acqua (media) più basso d’Europa con 1,5 euro al metro cubo contro oltre 4 euro per Inghilterra, Francia, Svizzera, Germania; un patrimonio di risorse idriche superficiali e sotterranee elevato, con un consumo di 44 miliardi di metri cubi di acqua annuo e disponibilità effettiva dell’88%, seppure variabile per stagionalità e base regionale (penalizzato il Meridione); perdita della rete di oltre il 30%, contro il 22% della Spagna, il 19% dell’Inghilterra, il 10% in Danimarca, il 7% in Germania; una richiesta di investimenti complessivi di 65 miliardi, di cui 25 dichiarati “urgentissimi”; morosità al 4,5% sull’effettivo fatturato; tariffe disomogenee, che favoriscono spreco ed uso eccessivo in alcuni settori (agricoltura estensiva ad elevato consumo, come il mais); una legislazione farraginosa e con sovrapposizioni fra una pluralità di attori da commedia dell’arte. I referendum hanno eliminato la remunerazione del capitale in tariffa, con strascichi di contestazione da parte di Forum dell’acqua ed associazioni dei consumatori.

Epilogo tragico per un paese che vide gli antichi romani costruire, a partire dal 312 a.C., i primi acquedotti (alcuni ancora in servizio) con tecnologie sopraffine, per l’epoca (1 metro di pendenza ogni km), e capaci di erogare grandi quantità di acqua (a Roma pari al doppio di quella attuale).

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