Sodo caustico. L’incertezza del diritto corre sul web.

Con il disegno di legge sulla “Web Tax” non solo il governo ha inciso su aspetti fiscali non secondari (chi compra online deve rivolgersi ad aziende con partita Iva italiana), ma ha aperto fronti di disputa legale non indifferenti: centri media ed intermediari che acquistano pubblicità online non sanno in che modo regolare in modo legale gli acquisti fra loro; la norma si applica solo alla pubblicità visibile sul territorio italiano, ma nell’era di internet i confini non esistono più: come evitare che utenti che si collegano da una postazione estera non “vedano” la pubblicità su siti gestiti da “providers” italiani? Norme scritte secondo criteri accettabili nell’era pre-internet che dimostrano ampia fallacia nel nuovo “paradigma”. Alcuni operatori stanno pensando di chiedere ad intermediari esteri di acquistare pubblicità per conto, facendo attenzione a fatturare il servizio come consulenza e non come intermediazione pubblicitaria. Anche il previsto aumento dell’ “equo compenso” (sino al 500%, con previsione di gettito di 300 milioni) sui diritti d’autore per i dispositivi elettronici avrà l’effetto di limitare la circolazione di idee, informazioni, a danno dei consumatori. Sempre i primi a disincentivare nuove imprese, nuove attività, nuove ricadute tecnologiche.

Sodo caustico. Il “flop” del 5 per mille.

Gli ultimi dati disponibili, soggetti al vaglio della Corte dei Conti, sono del 2011: 391,7 milioni destinati al 5 per mille da 16.777.352 cittadini, una media di 23,25 euro per cittadino. Le destinazioni preferite sono state Volontariato (259,3 milioni, il 66,2% dell’ammontare totale), Ricerca scientifica (57,6 milioni, il 14.7%), Ricerca sanitaria (54,8 milioni, il 14%), a seguire Comuni (12,5 milioni, il 3,2%) ed associazioni sportive (7,6 milioni, l’1,9%). Il giudizio della Corte dei Conti è severo: il 5 per mille favorisce chi raccoglie le adesioni dei più abbienti, chi ha forza promozionale e pubblicitaria, ed a seguire i Comuni più ricchi. L’Associazione Italiana Ricerca sul Cancro raccoglie 55,5 milioni, il 14,2% del 5 per mille, seguita da Emergency (11 milioni, il 2,8%), e poi Medici senza frontiere (8,8 milioni), Fondazione piemontese Ricerca sul Cancro (8,1 milioni), San Raffaele (6,9 milioni), Unicef (5,5 milioni), Associazione contro le Leucemie (5,2 milioni), Fondazione Veronesi (5,2 milioni). Il giudizio è “tranchant” sugli aspetti burocratici: assenza di un “quadro” dei beneficiari da parte governativa, assenza di trasparenza e certezza sui programmi di erogazione dei contributi, “inefficienze e inutili appesantimenti burocratici”, assenza di una “rigorosa selezione “ dei candidati alla donazione, molti “non meritevoli”, alcuni di ispirazione politica, ed anche una società di calcio di serie A (Milan). Il risultato è la “concentrazione” di donazioni sui soggetti più ricchi ed in grado di farsi pubblicità e promozione. Due brevi riflessioni: (1) con tali valori, arduo fare ricerca, impossibile forse quella di qualità; (2) a fronte di quanto incassato, quali sono i costi sostenuti dai principali beneficiari, e quanto resta per le attività istituzionali di ricerca e studio? Parlare di “flop” è allora solo un gentile eufemismo?

Sodo caustico. Il peggior capitalismo pubblico.

Il Centro Studi Confindustria (CSC) indica in 39.997 le partecipazioni di amministrazioni pubbliche in 7.712 organismi esterni, società ed enti spesso nati per aggirare i vincoli di finanza pubblica; dei 7.772 organismi indicati, 4.875 hanno una funzione definibile come “attività economica”, e solo 2.033 (il 26% del totale) svolgono servizi di interesse generale. Oltre la metà degli organismi non svolge attività economica,  ma assorbe la metà degli oneri sostenuti per le partecipate: 11 miliardi nel 2012. Il totale degli oneri sostenuti dalla P.A. per questi enti “para-inutili ed inutili” è di 22,7 miliardi annui; buona parte di tali enti negli anni ha mostrato perdite di bilancio, a carico della collettività. Numeri straordinari in negativo, che richiedono (indicativo presente d’obbligo) una pronta azione: la loro chiusura immediata.