Sodo caustico. Welfare: dissesto conclamato, intervento rimandato.

 

Il dossier più caldo della agenda “spending review” è quello della spesa pensionistica ed assistenziale: 300 miliardi di spesa, con un crescente disequilibrio fra entrate contributive ed erogazioni dell’INPS, coperto da trasferimenti di stato, passati da 68.832 milioni nel 2005 a 105.693 milioni nel 2012, anno in cui le entrate contributive sono state 208.000 milioni e le erogazioni 295.000 milioni; il “deficit” è stato di 112.644 milioni nel 2013 ed è atteso in ulteriore crescita: 119.310 milioni nel 2014, 120.285 milioni nel 2015, 121.990 milioni nel 2016 secondo le stime del MISE. Un tasso di crescita annuo superiore all’8%, in tempi di inflazione ai minimi storici e grave flessione del PIL. L’aumento del disavanzo INPS è in parte legato al “contributo INPDAP” (il dissestato ente per i dipendenti pubblici) con uno “sbilancio” annuo di 9.000 milioni, e che paga pensioni mediamente superiori del 30% a quelle dei pensionati privati; in parte al sistema dell’assistenza che vale 72.000 milioni annui, strutturalmente in perdita in quanto non coperto da contribuzioni, ma a carico della generalità delle entrate contributive: pensioni sociali, indennità varie, reversibilità ai superstiti, invalidità civili (da sole, oltre 17.000 milioni annui). Le pensioni vanno pagate, l’INPS non può fallire, lo Stato deve intervenire. Modus est in rebus.