Sodo caustico. 7 anni di flessione dei lavori pubblici.

 I lavori pubblici sono calati, per il settimo anno consecutivo; i dati Cresme (aggiornamento al 20.12.2013) stimano i bandi di gara per l’anno a 19.071 milioni contro i 22.907 milioni del 2012, un – 16,7%; più contenuta la flessione del numero delle gare, scese a 14.219 contro le 15.925 del 2012 (-10,7%): ma questo significa che l’importo medio della gara è ulteriormente calato da 1,74 milioni nel 2012 a 1,65 milioni (-5,2%). I maxi-bandi (oltre 50 milioni) hanno sofferto maggiormente con –34,8%, assestandosi a 6,5 miliardi (1/3 del totale). In contro-tendenza i lavori ferroviari (+53% per importi) che beneficiano dei grandi progetti per il tunnel di base del Brennero (825 milioni) e per il sotto-attraversamento del fiume Isarco, che si posizionano al primo e terzo posto per importo, nel 2013; e le manutenzioni autostradali (+23,2& per importi). Accanto al crollo delle Regioni come stazioni appaltanti (-73,9%) fa da contrasto l’incremento delle Province (+59,8%), quasi un “canto del cigno” (ma forse non sarà l’ultimo, confidiamo). I Comuni, nonostante la “stretta” del “patto di stabilità”, si confermano la categoria con la maggior spesa per investimenti (-2,6% sul 2012, con lavori pari a 4.390 milioni, il 23% del totale). In picchiata ASL e sanità pubblica (-35,3%). I lavori fatti e non ancora pagati sono tanti, e l’arretrato nei pagamenti dovrà essere smaltito celermente per far ripartire il Paese: oggi si investe meno, per il futuro.

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