SEI SICURO DI ESSERE UN POPULISTA? Test individuale dello Sfascio

RICEVIAMO QUESTA LETTERA DI ROBERTO, UNO DEGLI ISCRITTI STORICI DI LIBERIAMO, CHE CI RACCONTA IN MODO SERIO MA NON NOIOSO IL SUO PERSONALE PUNTO DI VISTA DA LIBERALE SULLA SITUAZIONE CHE STIAMO VIVENDO.

 

di Roberto Pasino.

 

Scrivo volentieri sul Blog perché credo realmente si stia insediando un nuovo regime che come tale rischia di portarci a un nuovo totalitarismo. Con molta probabilità il vero populista non arriverà a leggere questo articolo perché animato da una propria verità assoluta che nasce dalla poca competenza, ma lo invito a tener duro perché alla fine della lettura potrebbe in lui radicarsi almeno il dubbio che lo sfascio rappresenti un reale vantaggio.

Il test parte da un dato certo: il populismo sta crescendo e questa crescita si potrebbe espandere anche in Europa. Noi siamo il terzo paese nell’area europea ad avere un governo populista oltre l’Ungheria e la Grecia, dove non è ben identificabile il reale collocamento destra o sinistra degli schieramenti. Il vero politico populista non ragiona su un obiettivo e di conseguenza una strategia basata su un credo politico, ma cavalca la cronaca, muovendosi di volta in volta su argomenti sensibili alla massa di persone.

Prendiamo l’Italia come esempio, ed analizzando la politica che annunciano, possiamo dire che la Lega è di destra trattando gli argomenti di sicurezza e immigrazione ed i 5 stelle di sinistra basando i propri proclami sulla ridistribuzione  sociale del reddito. Queste linee politiche hanno trovato forza perché facilmente spendibili all’uomo comune; cosa c’è di meglio dell’arrivare al bar parlando di invasione da parte dello straniero oppure di sicurezza per qualche torto subito, oppure ancora del ristoro economico attraverso l’assistenza sociale? Come si può facilmente capire, il populismo fa sentire protagoniste le persone anche di semplice estrazione sociale rispetto a temi di importanza maggiore ma più complessi come quelli economici.

Il populismo quindi si basa su uno schema identitario che nel nostro paese come detto abbraccia a destra la religione sventolando il vangelo in piazza, la famiglia e a sinistra il globalismo e l’establishment da combattere e su questi punti cardine si prendono i voti rendendo poi difficile una volta al governo poter essere a propria volta rappresentanti del sistema.

I problemi nascono perché con la demagogia e la paura è facile ottenere il voto rendendo schiavi i partiti che per mantenere le promesse devono fare scelte che in genere vanno proprio contro il popolo, mettendo in campo politiche dannose al paese, come per esempio quella di ristatalizzare Alitalia per puro principio.

Lo schema facile del populismo con cui si prendono i voti:

  • Spingere il popolo contro l’élite spesso utilizzando “fake news” sostenendo che l’establishment ha fatto politiche egoistiche per difendere un proprio interesse.
  • Insofferenza per le procedure costituzionali; insofferenza verso i pesi e contrappesi del sistema democratico come verso i magistrati o il Presidente della Repubblica, adducendo come unico sistema democratico quello dato dalla democrazia rappresentativa e diretta.
  • Il rifiuto del mercato e della globalizzazione combattendo la presunta élite che ha creato per un proprio interesse la globalità chiedendo a questo punto più Stato

Avendo preso i voti diventa fattuale che il ruolo di opposizione diventi obbligatoriamente quello di governo, ed è qui che nasce il cortocircuito perché manca completamente una visione generale a breve e a lungo termine trovandosi per ogni scelta ad un bivio su ciò che è stato promesso e ciò che potrebbe essere necessario al paese. Oggi ci troviamo indebitati da 53 MLD di euro per sostenere promesse elettorali che sono state portate avanti con l’unico scopo di non fare retromarcia su idee irrazionali. Pensiamo agli “ossimori” che fanno parte delle scelte demagogiche che rappresentano le nuove leggi o proposte di legge a partire dal lavoro dove da una parte spingono su una crescita derivante da più occupazione e poi chiudono i centri commerciali la domenica, parlare di sviluppo del paese ma poi mettersi di “traverso” su TAP, Trivelle etc., oppure ancora non volere la TAV adducendo che nei costi lo stato perderebbe i soldi delle accise sui carburanti quando da sempre sei stato un ecologista.

La fortuna di tutto questo sta nel fatto che il voto identitario dei populisti è piuttosto volatile anche se lo hanno reso scientifico nella propria stabilità puntando per esempio sul voto dei pensionati (unici ad andare a votare) usando la paura a quelle persone che la vita (intesa come età) li ha resi maggiormente vulnerabili. Nella parte meridionale del Paese invece è bastato spingere sull’assistenzialismo per avere vita facile ma dimenticandosi che le clausole di salvaguardia andrebbero a far aumentare l’IVA che renderebbe ancora più povero chi è sostentato dallo stato;

Non è solo la politica a essere molto superficiale sposando il concetto “risposte semplici a problemi complessi”, ma è anche il popolo che ormai è condannato alla superficialità delle cose essendo anche senza memoria e quindi rendendo semplice la vita ai populisti che si cibano di persone poco profonde che non ragionano, altrimenti non si spiegherebbe come possa passare un concetto come quello del “prima gli italiani” non facendo politiche pro immigrazione a sostegno del welfare, non avendo le risorse nemmeno per sostenere quota 100. Ovviamente un buon populista non lavora su politiche a largo respiro ma piuttosto trova il colpevole nel Presidente dell’INPS e lo sostituisce come è successo poche ore fa.

Quindi lo schema del “prima io” porta molti voti ma non può sostenere un sistema che automaticamente non reggerebbe così come “prima gli italiani” non può funzionare in un mondo globalizzato e non sarebbero certo le politiche di uscita dall’Europa a salvarci. Nemmeno il machismo di Salvini potrà salvarci dal declino di un paese che ha un “fottuto” bisogno degli altri perché altrimenti non si regge; con il 133% di debito sul PIL, infatti la nostra sovranità l’abbiamo già persa da molto tempo.

La speranza è che, finita la “sbornia” populista, coloro i quali non si dovessero più riconoscere come appartenenti ad un “gregge” vogliano a questo punto un paese più illuminista e meno populista perché dopo il fascismo ed il comunismo ci si renda conto che il populismo è il terzo cancro che potrebbe sfociare in nuove guerre.

Se sei d’accordo con queste osservazioni non votare più per punire qualcuno ma vota per costruire un futuro diverso aprendoti alla possibilità di un Paese più democratico