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Europeisti a parole, pressapochisti nei fatti

L’Italia continua a distinguersi nella violazione del diritto comunitario a conferma che al di là della retorica europeista (l’ultima è quella del cosiddetto minuscolo “partito federalista europeo”) il Paese va avanti per la sua strada, in materia ambientale in particolare.

La legislazione europea – senz’altro più semplice di quella nazionale – è stata elaborata con il contributo attivo delle strutture teciche e politiche nazionali (Rappresentanza permanente, Ministeri competenti per settore). Quando poi si passa alla fase attuativa, riemerge l’aggiustarsi nazionale, il prevalere del “particulare”, il primato dell’interesse specifico, la visione di breve durata.

Per esempio, il grande disastro ambientale noto come “la terra dei fuochi” in Campania (la spazzatura che viene bruciata producendo diossina, mentre nel contempo inquina le falde) è anche una violazione del diritto europeo.

Il punto è che il Paese non è governato.

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l’imposta gli è imposta

In Italia il contribuente non ha mai sentito la sua dignità di partecipe della vita statale: la garanzia del controllo parlamentare sulle imposte non era una esigenza, ma una formalità giuridica: il contribuente italiano paga bestemmiando lo Stato; non ha coscienza di esercitare, pagando, una vera e propria funzione sovrana. L’imposta gli è imposta.

Una rivoluzione di contribuenti in Italia in queste condizioni non è possibile per la semplice ragione che non esistono contribuenti.

Le classi borghesi mancano di una coscienza capitalistica e liberistica, e cercano di difendersi, di non lasciarsi sopraffare partecipando esse pure all’accordo e facendosi pagare in dazi doganali e sussidi ciò che devono elargire in imposte.

(Piero Gobetti, Economia parassita, 1924)

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L’UE in Libia con un centro di analisi e di intervento contro le migrazioni selvagge

Eurobserver (http://euobserver.com/justice/121766) riporta che l’Unione europea sta mettendo assieme una squadra di uomini  per aiutare la Libia a fermare le partenze di migranti indesiderati e per raccogliere informazioni.  Il servizio estero dell’Unione ha sottolineato che l’operazione Eubam Libya, che costa circa 30 milioni di euro all’anno, e avviata ad aprile scorso non prevede interventi diretti di pattugliamento e di ricerca del personale dell’Unione. La missione comprende un totale di circa 110 persone e sarà a regime completo dal 2014.

Forze di sicurezza proteggeranno il personale dell’Unione e il quartiere di Eubam a Tripoli si costituirà come un polo di servizi di informazione, con la possibilità di realizzare “analisi di alto livello sulla sicurezza” con rapporti giornalieri e settimanali.

Dal canto suo, l’agenzia Frontex sta avviando l’uso di droni aerei, comandati a distanza, per il monitoraggio delle frontiere. L’Agenzia conduce attualmente cinque operazioni congiunte per intercettare migranti illegali.

Enrico Martial

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Aiuti di Stato? Ma no … è solo un aiutino, un prestito …

Gli aiuti di stato sono vietati per legge:  “italianità”, o “dimensione strategica nazionale” sono tipicamente categorie selettive, con le quali, in modo spesso arbitrario, si stabilisce quali imprese abbiano diritto ad un vantaggio competitivo rispetto ad altre imprese, che finiscono per restare un passo indietro.

La legislazione europea, e in particolare i “regolamenti” – leggi a tutti gli effetti che si applicano direttamente negli Stati membri –  non a caso non distingue tra imprese, “strategiche” o “nazionali”. Proprio nel quadro della costruzione di un mercato aperto e libero sull’insieme del territorio europeo, la preoccupazione è appunto quella di evitare distorsioni della concorrenza, e quindi limitare o eliminare le occasioni di aiuto a singole o gruppi di imprese rispetto alle loro concorrenti.

Il Trattato vieta espressamente gli aiuti di Stato: l’aiuto, se giustificato da ragioni di sviluppo economico generale, deve quindi essere applicato allo stesso modo – in modo quindi uniforme –  in tutta l’Unione europea. Deve essere rivolto a tutte le imprese, senza essere “selettivi” rispetto a categorie come quella della “dimensione strategica” oppure “nazionale”.

Se uno Stato membro – come il nostro Paese nel caso Alitalia – non ragiona in termini di mercato unico ma di mercato nazionale, compie due errori. Il primo è politico: dopo aver tanto operato per la costruzione europea, si stupisce dei suoi effetti, mostrando la propria fragilità nella preparazione e attuazione di una politica di lungo periodo e di visione. Il secondo errore ha ricadute economiche: se non si intende che il mercato è unico, che è in quell’ambito che bisogna competere, la fuga nel proprio cantuccio nazionale costituisce una sconfitta sostanziale, anche economica.

Il caso italiano sotto questo profilo è persino culturale.

Quando si parla di aiuti di stato, in Italia anche gli esperti si concentrano sulle deroghe più che sulla volontà di non concedere aiuti, e quindi di costruire e difendere un mercato aperto. L’Italia, come Stato membro, cosciente del fatto che violare la regola di concorrenza comporterebbe un’infrazione alla legislazione europea (quindi sanzionabile), cerca di aggirarla per raggiungere il proprio scopo, cioè di realizzare un aiuto “selettivo”, sia esso rivolto ad Alitalia, o ad Ansaldo.

Vi sono varie modalità già sperimentate: dare un prestito, già sapendo che il soggetto (Alitalia) non sarà in grado di restituirlo, fare entrare nel capitale dell’azienda in crisi un’altra impresa di cui però si ha il controllo (come le Poste in Alitalia), già sapendo che il denaro speso in quest’operazione sarà consumato dal tempo, dal calo di valore dell’azione, da aumenti di capitale: e si tratta appunto come un aiuto. E poi ci sono altri modi: pagare alla compagnia il funzionamento di tratte che sarebbero antieconomiche (è il caso dell’indebitata Regione Piemonte che stava per finanziare alcune rotte per il mezzogiorno).

Formalmente però si potrà intanto negare che si tratti di un aiuto di stato, e lo si può concedere subito. La procedura di verifica di conformità da parte della Commissione europea comporta tempi più lunghi.

Ma intanto l’aiuto è dato, e poi si vedrà.

http://ec.europa.eu/competition/state_aid/overview/index_en.html

Enrico Martial

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La strategia di riforma della spesa pubblica: 1992

La strategia di riforma della spesa pubblica dovrebbe puntare essenzialmente su due direttrici: modificazione nella gestione della spesa pubblica corrente per aumentarne l’efficienza in termini di quantità e qualità dei servizi offerti; decentralizzazione nella produzione e nel finanziamento dei servizi, anche con l’introduzione di maggiori elementi di mercato

(cit. Ignazio Musu, “Per una riforma della spesa pubblica e delle istituzioni economiche, Il Mulino, maggio-giugno 1992, p.417)

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Ingressi illegali nell’UE in calo, secondo Frontex

frontexRapporto annuale sul rischio alle frontiere dell’Unione europea (Annual Risk Analysis 2013), pubblicato nell’aprile 2013 da Frontex ( www.frontex.europa.eu), Agenzia dell’Unione europea per le frontiere esterne, era abbastanza positivo ed è interessante riepilogarne i contenuti.

Secondo il Rapporto, il 2012 ha visto una diminuzione del 50% del numero di attraversamenti illegali delle frontiere meridionali dell’Unione rispetto all’anno precedente. In effetti, i flussi conseguenti alle primavere arabe si erano progressivamente ridotti, con un effetto anche di medio periodo.

Il rapporto individua tre corridoi: uno orientale (greco-bulgaro-turco), uno centrale (Libia-Tunisia) e uno occidentale (Spagna-Marocco).  Sulla rotta del Mediterraneo orientale, nel 2012 i flussi di migranti attraverso il corridoio della frontiera greco-turca sono stati sostanzialmente interrotti, in ragione dell’operazione greca denominata “Aspica” (Scudo), con circa 1800 militari aggiuntivi alla frontiera. Gli ingressi in Grecia dalla Turchia, che erano dell’ordine di 2000 persone al giorno, sono scese infatti a una decina alla settimana nel  mese di ottobre 2012.  Sebbene questo drastico calo sia stato in parte compensato da un leggero aumento di ingressi sul corridoio del mar Egeo e al confine turco-bulgaro, il risultato degli interventi è stato efficace. Anche il più netto aumento di ingressi attraverso i Balcani non è stato sufficiente a compensare il calo di ingressi registrato a oriente.

Se il 2011 era stato caratterizzato da forti afflussi provenienti dal corridoio della Libia e della Tunisia a seguito della Primavera araba, gli ingressi erano scesi significativamente alla fine dello stesso anno. Alla fine del 2012 il flusso Tunisia-Libia ammontava ad un totale di sole 10.300 persone.

Infine, sulla rotta del Mediterraneo occidentale dal Nord Africa alla Spagna, i rilevamenti di attraversamento illegale sono diminuiti di quasi un quarto ( -24 %) rispetto al 2011. Il totale degli ingressi, pari a 6.400 unità, seppure in calo rispetto al 2011, risulta superiore alla media degli anni precedenti.

Il rapporto di Frontex si soffermava anche sulle nazionalità delle persone in ingresso illegale. Se la a guerra civile in Siria ha provocato un aumento della presenza dei suoi cittadini, il  gruppo di persone più numeroso che entra illegalmente è quello afghano, anche se il loro numero totale è diminuito notevolmente rispetto all’anno precedente (13.169 contro 22.994 ) .

Per quanto riguarda le domande di asilo nell’UE nel 2012 , gli afghani occupano anche in questo caso il primo posto, anche se gran parte l’aumento complessivo delle domande, pari al 7%, è attribuibile a cittadini siriani. Nell’insieme delle persone che soggiornano illegalmente nell’UE, il gruppo più numeroso è afghano, seguito dal gruppo marocchino.

Enrico Martial

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Sul valore legale dei titoli di studio

Luigi_Einaudi

“La verità essenziale qui affermata è non avere il diploma per sé medesimo alcun valore legale, non essere il suo possesso condizione necessaria per conseguire pubblici e privati uffici, essere la classificazione dei candidati in laureati, diplomati medi superiori, diplomati medi inferiori, diplomati elementari e simiglianti indicativi di casta, propria di società decadenti ed estranea alla verità ed alla realtà; ed essere perciò libero il datore di lavoro, pubblico e privato, di preferire l’uomo vergine di bolli. ”

(Luigi Einaudi, Scuola e libertà)

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Sull’italianità dell’industria

Invece la nuova economia italiana nel Nord sorgeva come industria protetta rinnegando ogni senso di dignità. In trent’anni di polemica i nostri liberisti hanno avuto tempo e possibilità di dimostrare con calcoli e cifre tutti i danni economici del protezionismo doganale. Ridiscutere la questione in sede di economia parrebbe un anacronismo.

Gli studi e gli ultimi dati non hanno concluso in nessun punto di vista nuovo, ma si sono limitati a confermare che la vita nazionale contrae, aderendo al protezionismo, un pessimo affare. Ma è ora di affrontare gli argomenti protezionisti nel loro stesso campo prediletto, dimostrando i danni politici del loro sistema, che ha inaugurato in Italia un’epoca di corruzione e di decadenza nei costumi del proletariato e della borghesia.

(Piero Gobetti, Il liberalismo in Italia, 1924)Piero_Gobetti

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Per capire dove siamo: la Scozia

logoLa Scozia, regione autonoma della stessa Unione europea a cui apparteniamo anche noi, ha avviato percorso per tendere all’obiettivo “rifiuti zero” o rifiuti “quasi zero”.

Come strumento complementare alla normativa regionale da poco adottata, “Resource Efficient Scotland” è un programma attualmente finanziato dal governo scozzese per favorire il passaggio alla fase operativa della nuova gestione dei rifiuti, prevista per il 1° gennaio 2014.

Una delle azioni che sono messe in campo riguarda la gestione efficiente delle risorse. Il programma Resource Efficient Scotland aiuta qualsiasi soggetto, pubblico o privato, a risparmiare denaro nel miglioramento della gestione delle risorse come l’acqua, l’energia e le materie. Si tratta di interventi semplici, come lo spegnimento di macchinari accesi oppure ridisegnando prodotti o processi per ridurre i costi alla fonte.

Ridurre le spese significa anche ridurre i rifiuti, che così non devono poi essere gestiti …

http://www.resourceefficientscotland.com/

Enrico Martial

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Eventi

Le iniziative di Liberiamo!

Le Iniziative di Liberiamo!
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Ciclo di incontri intorno alle libertà negate
organizzati dal Comitato Milano Nord Est

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24 Settembre 2013, ore 21:00

LIBERIAMO! … le imprese

ANTONELLA LATTUADA
(Imprenditrice, Associata di Imprese che resistono)
LAURA COSTATO
(Imprenditrice, Associata di Imprese che resistono)
OSCAR GIANNINO
(Giornalista)

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22 Ottobre 2013, ore 21:00

LIBERIAMO! … la scuola

ANDREA ICHINO
(Professore Università di Bologna,
co -autore con Guido Tabellini del saggio “Liberiamo la Scuola”)
CARLO LOTTIERI
(Direttore Dipartimento Teoria Politica, Istituto Bruno Leoni)
e con
SALVATORE MODICA
(professore di Economia Politica, Università di Palermo)
membro della Direzione Nazionale FARE Per fermare il Declino

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Gli incontri si terranno presso:

Antares Hotel Concorde
Viale Monza 132
20127 Milano

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Partecipare, ma dismettere le partecipate

ipla_300Le decisioni non si prendono d’un botto, almeno in Italia. Sulle partecipate, per esempio, si vive un negoziato e uno scontro continuo. Le leggi, i decreti, le sentenze della Corte costituzionale si sovrappongono, si correggono, si integrano.

Mentre si auspicava una riduzione del ruolo pubblico nell’economia, Comuni, Province, Regioni e anche l’amministrazione centrale allargavano la loro presenza nell’economia. Parliamo di un mare di società partecipate. Alcune quasi ovvie e consolidate, altre vecchie e persino paradossali.

Regioni e Comuni non soltanto distribuiscono l’acqua e organizzano i trasporti – già a differenza di altri Paesi europei – ma si occupano anche di legno e di pesci, gestiscono terme e alberghi, creano start up, gestiscono fiere, fanno ricerca biotecnologica, e tengono aperta anche una spiaggia.

Il tentativo di ridurre questa presenza d’elefante in economia, con sprechi enormi, comporta a sua volta uno sforzo gigantesco. In gioco vi sono una grande quantità di posti di lavoro (a volte assai comodi, oppure frustranti), molti consigli di amministrazione ma anche molte situazioni di crisi, visto che i soldi sono finiti, e che molte di queste società boccheggiano.

Un muro d’opinione pubblica, di sindacati e di lobby si oppongono alle dismissioni. Solo alcuni eroi ogni tanto rilanciano la battaglia, che dura almeno dal 2008, e qualche amministratore politico realizza sparsi risultati settoriali o territoriali, sotto l’etichetta di “razionalizzazione”. Con il governo Monti una serie di regole prevedeva che gran parte delle società dovessero essere dismesse entro quest’anno. La norma è stata corretta, ma – in linea di massima – Regioni e Comuni si sono convinte della necessità di una razionalizzazione e di qualche dismissione.

Al 31 dicembre si dovrebbero vedere i primi consistenti risultati. Brescia dovrà per forza riunire le tre società di trasporto in una sola , Zingaretti razionalizza le partecipate del Lazio a dispetto dell’UGL, la Puglia si spaventa ma riduce, Vibo Valentia (anche per colmare un debito di svariati milioni) vende varie partecipazioni, anche dell’aeroporto, il Piemonte – malgrado una strenua opposizione conservatrice da sinistra – interverrà su 29 delle 40 partecipate, tra dismissioni e accorpamenti. E così in Veneto, Emilia Romagna, e altrove.

Eppure la richiesta di proroga non poteva mancare. Il sindaco di Torino, Fassino, presidente dell’Anci, ha chiesto un proroga per le dismissioni al ministro Del Rio, che fino all’anno scorso faceva di mestiere il Presidente dell’UPI, cioè della lobby delle Province italiane.

L’IVA rischia di aumentare di un punto, ma l’ente per il legno, per fortuna, resta in mano pubblica.

Enrico Martial

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15 milioni di minore spesa pubblica in Piemonte

In Piemonte, il PDL si è frantumato da tempo. Un gruppo politico si è costituito in Regione (Progett’azione), e pur sostenendo la Giunta Cota, si è dato un programma politico che né la Lega né il PDL potevano e volevano darsi. Un programma fondato in particolare sulla riduzione della spesa regionale e sulla riduzione del personale. Sembra fantascienza.

Hanno da qualche mese un assessore, Gian Luca Vignale, a cui è stata attribuita la delega al personale.

Alcuni giorni fa, Vignale ha portato in giunta e ha fatto approvare ” l’internalizzazione” di alcuni servizi, che prima erano prestati all’esterno. Si tratta di lavori che d’ora in poi faranno i funzionari regionali, proprio quelli a rischio di licenziamento. Si tratta di circa 130 persone.

Il risparmio (le mancate uscite) ammonta a 15 milioni di euro all’anno, di cui ben 3 milioni per la gestione diretta di un numero verde per chiamate relative al bollo auto.

Quando si dice “riduzione della spesa pubblica“…

 

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Voci d’altri tempi

Sarà anche opportuno quietare lo slancio dell’ideologia, essere pragmatici, flessibili. Come dicono alcuni saggi maestri, dobbiamo essere più condiscendenti, comprendere, perdonare gli errori.

In questo atteggiamento buonista, fatichiamo quindi a scegliere. Siamo però facilitati da una linea politica piuttosto chiara, che spesso viene ribadita in FARE.

Noi ci dobbiamo schierare, da una parte o dall’altra. Dobbiamo sostenere una posizione e una parte della popolazione, cioè coloro a cui è negato l’ascensore sociale, quelli che non hanno privilegi, che si vedono scavalcare nei concorsi, che vedono negato il merito e le competenze. Dobbiamo favorire l’allargamento della sfera privata, il ruolo dell’iniziativa individuale rispetto all’azione pubblica.

Nel panorama politico italiano, l’elefantiasi dell’apparato pubblico non gode di buona stampa. Vi sono certamente nicchie di pensiero che auspicano il ritorno ad un ruolo statale fortissimo, come fu nel Ventennio o all’epoca d’oro delle partecipazioni statali: nell’estrema destra, ma anche in reperti della Democrazia cristiana, ancora vivaci in alcune aree del centro italia.

Li si trova in alcuni epigoni dell’UDC, che aveva un importante bacino nei funzionari della pubblica amministrazione centrale, a Roma in particolare. Una pubblica amministrazione d’altri tempi, di parrocchia e scartoffie, che resiste ma si è anche persa un po’ nel tempo e nei ricambi generazionali, dai tempi di “Un borghese piccolo piccolo” di Alberto Sordi.

Nel programma per il 2013 di una costola dell’UDC, guidata da Mario Baccini, con il nome di Cristiano popolari, si legge ancora e con chiarezza un’intera cultura della difesa della corporazione dell’amministrazione centrale degli anni Sessanta. Una visione vecchissima, ma anche con un fondamento “regionale”, perché concentrata sull’elettorato potenziale di Roma e del Lazio, con un occhio rivolto a sud.

Una visione culturale da trapassato remoto, e che pure occupa ancora un ruolo, che non fa bene alla stessa Roma e certamente non aiuta il Paese.

Una visione che auspica … “l’ azzeramento di ogni forma di privatizzazione, nell’ottica prioritaria di riaffermare la centralità assoluta dello Stato”, che ci riporta alle Partecipazioni statali, ad un’altra epoca, al Ventennio, al comunismo statalista, a pezzi di storia nazionale a cui non si può e non si deve proprio ritornare.

Enrico Martial