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Riflessione sulla scuola

In un momento in cui si parla tanto di scuola,  è utile guardare quello che succede in giro per il mondo. In paesi che a volte riteniamo essere un modello,  ma che ci impongono una riflessione critica seria sulle proposte di riforma nostrane,  in generale su iniziative in questo ambito.

http://wp.me/p1FaB8-4sMd

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Liberiamo!

Riforma Giustizia Civile: il bigino

Per rimanere caldi sull’argomento, ora che forse qualcosa si muove anche per merito di D’Urso/Italia/Zulli e di Liberiamo, abbiamo pensato di regalarvi un bigino estivo, in modo da poter sventolare “5 fogli 5” sotto il naso di tutti coloro che parlassero dell’argomento sulla spiaggia, durante le cene a lume di candela o in palestra.

Splendidamente colorato, grafica accattivante, contenuto micidiale: cosa volete di più?

Per non dimenticare che mentre ci arrostiamo al sole il bel Paese brucia, anche se ci raccontano il contrario e sono bravissimi a farlo.

Scarica, stampa, declama il BIGINO DELLA GIUSTIZIA CIVILE DI LIBERIAMO.

E’ quasi poesia.

Buone vacanze.

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Liberiamo! Sodo Caustico

Sodo caustico. Le Casse di Previdenza: proliferazione dei controlli formali, deflagrazione sostanziale.

 

 

Due milioni di professionisti (600.000 medici in servizio e 173.000 pensionati, 250.000 agenti di commercio in servizio e 120.000 pensionati, 170.000 avvocati in servizio e 26.000 pensionati, 165.000 ingegneri ed architetti in servizio e 20.000 pensionati, e via via tutti gli altri professionisti iscritti ai vari Albi) hanno affidato 55 miliardi di euro alla gestione delle Casse di Previdenza, che è il maggior soggetto investitore istituzionale nel panorama italiano (dopo l’INPS), ben più “ricco” dei fondi pensione negoziali (2 milioni di iscritti e 33 miliardi in gestione) e delle fondazioni bancarie (25 miliardi investiti in attività finanziarie diverse da partecipazioni bancarie).

Casse soggette ad una proliferazione di controlli formali, ben 6 livelli: collegio sindacale, società di revisione, commissione parlamentare, 2 ministeri (Welfare e MEF), corte dei conti; ma esse vivono nella assenza di una vigilanza sostanziale, che ben possiamo definire “deflagrante”, visti i ripetuti scandali e le scoperte di “mala gestio”; l’ultima ha coinvolti le Casse di ragionieri, giornalisti, medici.

Nessun iscritto ha diritto di chiedere alla “sua Cassa” di rendere conto di come sono investiti gli “assets” finanziari : da ultimo, il Tar del Lazio (sentenza n. 2307/2014) ha negato tale accesso eccependo che la legge non consente un “”controllo generico e generalizzato sull’attività dell’amministrazione (della Cassa)”” perché “”sussiste la legittima pretesa dell’amministrazione a non subire intralci alla propria istituzionale””, pretesa che causerebbe un “”appesantimento dell’azione amministrativa in contrasto con il canone fondamentale dell’efficienza ed efficacia dell’azione””.

Ma i fondi delle Casse sono i risparmi accumulati dagli iscritti anno dopo anno; si pensi che nel 2014 sono destinati all’investimento 5 miliardi; dove e come saranno investiti? Sicuramente, senza trasparenza; gli “advisors” delle Casse sono sistematicamente scelti senza appropriate gare, ma sulla base di rapporti “consolidati”: prova ne è che i maggiori consulenti indipendenti internazionali (quelli che curano gli investimenti dei fondi di Università prestigiose, fondi pensione private delle maggiori multinazionali mondiali) non vengono mai invitati ai “beauty contest”, dove concorrono solo attuari nazionali.

La commissione parlamentare invoca trasparenza e chiede che verbali e delibere delle Casse vengano pubblicati sul web: come fa la FED statunitense, che pubblica le “minutes” delle riunioni periodiche del Board entro i successivi 15 giorni.

“Tu vuoi far l’americano … “.

 

(articolo pubblicato il 17 maggio 2014 su ItaliAperta, e qui riprodotto su gentile concessione dell’autore).

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Tacito, o la corruzione pervasiva.

 

La frase dello storico Cornelio Tacito, vissuto nel I secolo, descrive in modo perfetto la realtà italiana:“”Corruptissima re publica plurimae leges””, le leggi sono moltissime quando lo stato è molto corrotto.

La corruzione è il filo conduttore di decenni di politica, economia e finanza; da anni ci ripetiamo come non si possa ancora peggiorare dal persistente miserrimo livello di etica pubblica e privata, e la realtà, ripetutamente, ci dimostra che al peggio non c’è limite.

Riteniamo, facendo nostra la citazione tacitiana, che l’avere troppe leggi sia la “cartina di tornasole” di incapacità, assenza di volontà, vigliaccheria di una classe politica ed amministrativa che si è alimentata e si alimenta del frutto proibito della corruzione: l’avidità che porta a chiedere e dare denaro per cause ignobili (e questo già sarebbe peccato sufficiente a negare ogni e qualsiasi diritto di difesa ai corrotti e corruttori); nella certezza dell’impunità che alimenta, giustifica e rende accettabile a corrotti e corruttori il rischio di “essere beccati”, nella convinzione di “farla franca”.

Invochiamo meno leggi: quando esse sono poche, esse sono semplici da comprendere ed attivare per via giudiziaria; invochiamo severità ed immediatezza delle punizioni; invochiamo che vi siano pochi organi di giudizio e che questi organi abbiano piena facoltà di infliggere pene, siano esse amministrative o criminali; invochiamo che ci sia assunzione di responsabilità da parte di chi deve agire e giudicare, senza che sia possibile “scaricare il barile” delle responsabilità dietro il ripetuto “non rientra nei miei compiti, io ho fatto quanto la legge mi chiede”; invochiamo che chi sia stato punito una volta sia messo nelle condizioni di non ripetere quanto fatto, e quindi sia punito con l’ostracismo per il futuro.

Comprendiamo che la corruzione è un elemento non eliminabile nella vita pubblica (e privata) laddove siano in ballo denaro, potere, autorità; e proprio perché comprendiamo che la corruzione non potrà mai essere eliminata, ma solo contenuta, riteniamo che sia indispensabile insegnare, perseguire, adottare codici etici e comportamentali elevati: negli anni passati (ed almeno da 40 anni) il livello etico dei cittadini e dei loro insegnanti, rappresentanti, tutori, giudici è sceso in modo precipitoso e dannato. Solo alzando (rectius, ri-alzando) il livello di etica negli affari, nella vita pubblica e privata, gli italiani potranno ritornare ad una vita accettabile, ad un rispetto accettabile delle norme (che devono essere poche, chiare, semplici), al rispetto delle regole, delle sentenze, dei successi ed insuccessi.

Il compito è di tutti, nessuno escluso; ma più grave è il fardello per chi si erge a rappresentante dei cittadini, amministratore della cosa pubblica, giudice del rispetto della legge.
Ai cittadini il dovere di non tacere: il silenzio è il miglior alleato del “malaffare”.

 

(articolo di Corrado Griffa; pubblicato in data 12 maggio 2014 su ItaliAperta)

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ZINGALES: VALORE DELL’ESPERIENZA E GLI ASSETTI DELLE SOCIETÀ QUOTATE

Luigi Zingales
Dal Sole 24 Ore di oggi, domenica 6 qprile 2014
Aurea mediocritas la chiamava Orazio, la giusta via di mezzo. Nella battaglia sul rinnovo dei vertici delle società controllate dallo Stato sembra essere la via preferita dal governo Renzi. Non un mantenimento dello status quo impresentabile politicamente e neppure una rottamazione spinta che esporrebbe il premier al rischio di un errore nelle scelte (oltre che all’inimicizia di alcuni dei manager più potenti d’Italia). Quindi non un rinnovo dei principali amministratori delegati (AD), ma neppure un loro totale pensionamento. Un patrimonio di competenze accumulato in anni di gestione può essere utile, ma a patto che il nuovo quadro di governance sia chiaro e definito. Non ci possiamo permettere soluzioni confuse. C’è dibattito se in un società quotata sia giusto separare il ruolo di presidente da quello dell’AGli inglesi sono molto favorevoli, gli americani meno. Ma da entrambi i lati dell’Atlantico tutti sono d’accordo su quali debbano essere le caratteristiche di un buon presidente, quando questo ruolo è separato da quello di AD. «Perché la divisione dei ruoli funzioni – scrive un esperto come Jay Lorsch con Andy Zelleke sulla Sloan Management Review – il presidente deve usare un po’ di autocontrollo, cosa difficile per una persona con tanto potere». Il rischio di un presidente interventista è di confondere i dipendenti su chi veramente dirige la società e di creare una situazione di tensione con l’AD. I ruoli e i compiti devono essere chiaramente distinti. Oltre a dirigere il consiglio, il presidente deve essere a capo della funzione audit e deve agire da collegamento tra gli indipendenti e il management. Ma soprattutto il presidente deve essere il rappresentante degli azionisti, cui risponde. All’AD, invece, spetta la funzione di capo azienda con tutti gli onori e gli oneri che questo comporta, compresa la responsabilità in caso di cattiva performance.
Nelle migliori pratiche anglosassoni, ancora sconosciute nel nostro paese, il consiglio di amministrazione si riunisce periodicamente senza la presenza dell’AD per valutare la performance dell’AD stesso. Proprio per questi motivi è essenziale che il presidente non sia né l’ex amministratore delegato né un aspirante tale. Se così non fosse, si confonderebbero i ruoli, creando tensioni che inevitabilmente si tradurrebbero in problemi per la società. Non a caso, queste sono state anche le caratteristiche del presidente ideale suggerite dai i consigli uscenti di Enel ed Eni. Nel rispetto di quanto raccomandato dal Codice di autodisciplina delle società quotate, entrambe le società hanno formulato e messo sul loro sito degli orientamenti del consiglio di amministrazione agli azionisti sulla dimensione e composizione del nuovo consiglio. Le raccomandazione del consiglio Enel identificano il presidente ideale come «una persona dotata di adeguata autorevolezza per lo svolgimento dell’incarico, indipendente all’atto della prima nomina», mentre quelle del Consiglio Eni in «una persona di spessore, autorevole, preferibilmente indipendente al momento della prima nomina o che, comunque, rappresenti una figura di garanzia per tutti gli azionisti». È giusto, dunque, che il patrimonio di esperienza e competenza, accumulato negli anni di gestione, sia opportunamente valutato nell’interesse della società.
L’aurea mediocritas sarebbe negativa anche da un punto di vista politico. Nel caso di posizioni di gestione importanti il limite dei tre mandati non riflette solo una questione di efficienza economica, ma anche valutazioni che riguardano un importante limite alla concentrazione del potere politico. Nell’ex Stato padrone molti capiazienda controllavano i politici e non viceversa. Per evitare lo strapotere politico di chi dovrebbe essere responsabile di fronte alla politica, è necessario un limite dei tre mandati, a meno che i risultati siano tali da giustificare la conferma nell’incarico anche perché i risultati devono comunque fare premio su tutto.
Sia in Italia che all’estero il nuovo premier si è distinto per il suo linguaggio franco e le sua volontà di fare scelte chiare, non di compromesso. Se il governo Renzi ritiene che alcuni AD abbiano fatto talmente bene da giustificare un superamento del limite dei tre mandati, se ne prenda tutta la resposabilità e li rinnovi nei rispettivi ruoli spiegando al Paese le motivazioni della scelta. Non cerchi compromessi democristiani e operi le sue scelte secondo criteri che garantiscano una governance chiara. Se non facesse ciò da leader della rottamazione rischierebbe di diventare il premier del riciclo.
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Gli incontri di LIBERIAMO – PROCESSO alle PROVINCE 29 aprile 2014

Con un tempismo quasi sospetto se non fosse per l’ormai ovvia capacità di Liberiamo d’intercettare
momenti e temi della nostra società, Vi proponiamo il primo incontro del 2014, mantenendo fede agli impegni presi
con gli Associati e con gli Italiani in genere (senza aver fatto firmare contratti farlocchi e senza slide).


PROCESSO ALLE PROVINCE

Riforma del capitolo V della costituzione e abolizione delle province: quali effetti sul contenimento dei costi della politica?

Scelta giusta o pura demagogia?

 In un dibattito pubblico

BRUNO DAPEI – SILVIO BOCCALATTE

analizzeranno la situazione e ci aiuteranno a capire:

1) se questa scelta avrà il giusto impatto sulle spese;

2) quale sia il corretto livello di decentramento amministrativo tra comuni e stato centrale.

Martedì 29 aprile 2014, alle ore 20:30

>> ACCESSO LIBERO <<

Palazzo Isimbardi,

Sala del Consiglio provinciale di Milano

Corso Monforte, 35 – MILANO

 Locandina 29 04 2014 Province  ! E distribuiscila agli amici ed a chi pensi possa interessare.

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Giustizia Civile: 5 proposte

Giustizia Civile

La giustizia civile in Italia, salvo rarissime eccezioni, non funziona. Cause e motivi di tale malfunzionamento sono molteplici e, come dimostrato in numerosi studi scientifici, condizionano lo sviluppo economico e la capacità di attrarre investimenti del Paese, aumentando i divari territoriali, limitando la crescita delle imprese e rallentando la realizzazione dei lavori pubblici. Con un approccio nuovo ed innovativo in termini di struttura, organizzazione e sintesi, le cinque proposte sviluppate dagli autori gettano le basi per una mirata riforma legislativa della giustizia civile mirata al raggiungimento dei principali benchmark europei di settore che, con il necessario supporto politico, possa attuarsi in tempi ragionevolmente brevi.

Leonardo D’Urso – Roberto Italia – Andrea Zulli

 

Qui trovate il documento: Cinque proposte per una riforma mirata della giustizia civile in Italia

Sulla pagina speciale del sito troverete tutti gli aggiornamenti del caso via via che l’iniziativa si diffonderà:

https://liberiamo.org/le-iniziative-di-liberiamo/giustizia-civile-le-5-proposte-di-liberiamo/

 

 

 

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La storia del Bitcoin era già stata scritta… #sapevatelo

http://www.smartweek.it/la-moneta-non-ce-piu/

La Moneta Non C’è Più

C’è una Bit-coin mania. La moneta virtuale con cui pagare in modo anonimo ed elettronico, seduti a casa, senza commissioni bancarie, che non perde valore e che viene accettata dalla controparte in transazioni “peer-to-peer”. E’ una moneta che non è emessa da nessuna banca centrale e non “gira” su circuiti bancari o delle carte di credito, quindi non addebita commissioni; la sua emissione non è sostenuta da riserve d’oro o dalla fiducia e firma dello Stato (solvibile o meno); non c’è controllo sulla sua emissione e sulla sua circolazione nel circuito web.  Non essendo emessa da una banca centrale, questa non può accrescerne la circolazione emettendone di nuova, quindi il valore del bit-coin non segue l’andamento del debito pubblico, del deficit di bilancio, dell’inflazione. I bit-coin sono già stati indicati come la nuova frontiera della monetica: nessun controllo da parte delle banche centrali, massima libertà dell’individuo, nessun costo bancario, trasferimenti solo via web.

Le banche centrali e le istituzioni internazionali che controllano il sistema finanziario tradizionale non sono sinora intervenute su questo sistema-ombra che continua a sfuggire ai controlli, essendo inoltre localizzato nel mondo web, senza indirizzo e nazionalità.

Tutto così facile, bello, moderno, tecnologico. Scopriamone di più.

Oggi sono in circolazione 11.619.250 bit-coins, che valgono ciascuno 83.66 dollari l’uno (dati pubblicati su http://www.blockchain.info il 13.9.2013); il valore totale dei bit-coins è di 1.6 miliardi di dollari. Poca cosa rispetto alla dimensione della massa monetaria (nelle sue varie componenti: monete, banconote, conti bancari a vista, ecc.), ma in potenziale crescita. Fino a quando? Come si muove e perché il prezzo del bit-coin? Come fare per comprarli? E per venderli? E chi ha avuto l’idea e li ha emessi?

L’ideatore dei bit-coins è avvolto dal mistero, e coi tempi che corrono è sicuramente un’impresa tenere celato l’autore che nel 1998 ha messo in moto il “nuovo conio”.

I bit-coins si comprano in una banca virtuale, depositando moneta vera su un conto online (con un banale bonifico dal conto corrente). Più alta è la somma trasferita, più bit-coins si comprano, come fossero azioni. In caso di vendita, si fa il percorso inverso, chiedendone il rimborso. Trattandosi di “titoli” non quotati, la compravendita di bit-coins non è trasparente come si vorrebbe credere, e forse qualche ulteriore riflessione va fatta sia sulle modalità di transazione, sia su chi controlla il processo.

La quotazione non ufficiale dei bit-coins ha avuto un massimo ad aprile 2013, con un “prezzo” di 237.56$ per bit-coin, pari ad una capitalizzazione di 2.215.281.500$. Peccato che, nello stesso mese, la quotazione sia crollata a 83.66$, in concomitanza della crisi-Cipro (isola mediterranea nota anche per essere un centro finanziario off-shore: poche regole, nessuna domanda). Il minimo è stato toccato il 16 giugno 2013 con 60$. L’ultimo “prezzo” disponibile è 141.30$, per una capitalizzazione di 1.641.799.327$. Un’altalena vistosa, che, se si fosse verificata per una “blue chip” di pari capitalizzazione, avrebbe fatto scalpore e suscitato l’interesse dei “regulators” (SEC, SFA, Consob).

Oggi sono in circolazione 11.6 milioni di bit-coins e ne è prevista un’emissione massima di 21 milioni. Entro il 2017 si prevede che ne siano in circolazione i tre quarti. La richiesta di nuovi bit-coins è in forte crescita ed è possibile che crescerà più che proporzionalmente della sua offerta, facendo crescere il “prezzo” dei bit-coins (come per ogni bene o altra “cosa” che ha poca offerta e molta domanda). All’avvicinarsi della data fatidica di esaurimento di nuovi bit-coins il loro valore crescerà.

E noi saremo pronti? Difficile dirlo. Stop al fruscio delle banconote e al ticchettio delle monete. Nonna Maria delle carte di credito non si fida ancora e se c’è da scucire un euro prima fa i conti in lire. Non vorremmo essere al posto dell’addetto alle Poste quando le comunicherà che non dovrà più ritirare la pensione…la cassa è sparita.

 

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Appalti pulizie, scuole nel caos

Esauriti gli stanziamenti per l’anno scolastico, circa 4mila istituti a rischio chiusura
di Claudio Tucci
 
ROMA Il nuovo governo Renzi ancora non si è insediato, e tra le prime urgenze che dovrà affrontare c’è la questione degli appalti di pulizia nelle scuole. Una «patata bollente» che coinvolge circa 24mila lavoratori, circa 14mila ex Lsu (i lavoratori socialmente utili) che al 28 febbraio, esaurito l’ulteriore stanziamento di 34,6 milioni previsto dalla legge di stabilità, potranno vedersi scadere il contratto o ridurre drasticamente lo stipendio (intorno ai 900 euro al mese). A rischio di rimanere senza lavoro sarebbero circa 12mila ex Lsu per effetto delle modifiche normative degli ultimi anni che, in una logica di razionalizzazione delle spese, hanno imposto dall’anno scolastico 2013-2014 l’acquisto dei servizi di pulizia delle scuole a seguito di una gara Consip (come avviene in tutta la Pa). La questione è stata posta dal ministro uscente, Maria Chiara Carrozza, all’ex premier, Enrico Letta, con una lettera che riassume, cifre alla mano, tutti i contorni delicati della questione. Per evitare ripercussioni reddituali e occupazionali, da marzo, sono necessari 20 milioni al mese fino a giugno, 32 milioni a luglio e altrettanti ad agosto. Per un totale di 144 milioni. Che nei bilanci del ministero dell’Istruzione non ci sono; di qui la necessità di affrontare il tema «collegialmente» dall’intero esecutivo visto che una eventuale mancata pulizia della scuola farebbe scattare la chiusura dell’istituto da parte della Asl. Ma come si è arrivati a questa situazione? Il tutto prende avvio dalla legge 124 del 1999 che, disponendo il trasferimento dai comuni allo Stato del personale impiegato per i servizi amministrativi, tecnici e ausiliari nelle scuole, ha fatto assumere 11.800 collaboratori scolastici (i bidelli) in meno, aprendo, di fatto, la pulizia delle scuole a contratti esterni (appalti). E così lo stato si è trovato titolare di contratti di servizio per 620 milioni complessivi con ditte che impiegano l’equivalente di oltre 24mila unità a tempo pieno, a fronte di una vacanza organica di 11.800 unità. Praticamente il doppio. Per rendere l’idea, spiegano fonti interne del Miur, si è arrivati ad avere situazioni paradossali in cui per pulire sei classi sono impiegati 57 dipendenti di ditte di pulizia. Per evitare questo spreco ed assumere gli 11.800 bidelli mancanti la spesa sarebbe di circa 300 milioni. Ma un po’ per pigrizia a livello centrale, un po’ per clientele locali, così non è stato fatto. E si è continuato a spendere 320 milioni l’anno in più che venivano presi dal fondo di funzionamento delle scuole (quello da cui si attinge per pagare carta igienica, attività laboratoriali, e via dicendo). Dal 2009, consapevoli dello sperpero di denari pubblici, si è cominciato a ridurre la spesa per i contratti di pulizia evitando di acquistare il servizio a luglio-agosto. Dal 2013, su input dell’ex ministro Francesco Profumo, si è deciso di acquistare i servizi con gara Consip e con il dl 69 del 2013, art. 58, comma 5, si è fissato un limite di spesa per l’acquisto di questi servizi stabilendolo «pari a quanto si spenderebbe per svolgerli in economia, cioè mediante ricorso a personale dipendente». Con questo sistema il costo del servizio è stato portato a circa 300 milioni (rispetto ai 620 milioni), imponendo, di fatto, ai bidelli della scuola di fare le pulizie (come del resto previsto dal loro mansionario). Con i servizi esternalizzati molti prèsidi hanno impiegato i bidelli della scuola in altre mansioni, come la vigilanza o il servizio fotocopie. La gara Consip è finita in quasi tutte le regioni, tranne Campania e Sicilia (dove ci sono contenziosi). Per questo la legge di stabilità 2014 ha previsto fino a febbraio comunque il mantenimento della situazione pregressa, con l’eccezione di Palermo che è stata autorizzata (spendendo 20 milioni) a prorogare il vecchio sistema. Ma ora che ci si avvicina al 28 la situazione rischia di esplodere. Il Pd, con Cesare Damiano, ha incalzato il nuovo governo a trovare una soluzione, evidenziando come siano 4mila i siti scolastici che si vedrebbero ridurre il servizio di pulizia. E anche i sindacati chiedono risposte: oggi è in programma una conferenza stampa per sollecitare un intervento.
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Luigi Zingales: Sì alla Bad bank, ma senza strage d’imprese

Dal Sole24Ore di oggi, 18/02/2014

Nonostante lo spread sia a livelli minimi e la crescita economica trimestrale abbia registrato il primo segno più dal 2011, l’economia italiana stenta a ripartire. A frenare questo decollo contribuisce sicuramente il nostro sistema bancario, che non ha mai brillato per efficienza, ma che oggi si trova in particolare difficoltà, dopo quattro anni di pesantissima recessione e con un esame della Banca centrale europea (Bce) a breve. Fa bene quindi il governatore di Bankitalia Ignazio Visco ad occuparsi del problema.
L’idea da lui avanzata di una ” bad bank” ha i suoi meriti. Ma c’è bad bank e bad bank. Nella sua accezione originaria la bad bank ha due funzioni. La prima è quella di rimuovere l’incertezza sul valore dei crediti in sofferenza per facilitare la raccolta di capitale di rischio. È difficile per degli investitori sottoscrivere un aumento di capitale quando non è chiara la dimensione del buco che devono coprire. In particolar modo, un nuovo investitore teme l’uso dei nuovi fondi per occultare le perdite sui prestiti esistenti (quello che gli inglesi chiamano extend and pretend). La collocazione dei crediti in sofferenza in una entità separata rende più difficili questi abusi e quindi più facile raccogliere quel capitale di cui molte banche italiane hanno oggi bisogno. La seconda funzione della bad bank è quella di migliorare l’efficienza nel recupero dei crediti in sofferenza. Non tutti i crediti però vengono recuperati al meglio se trasferiti in una entità separata. Sono molto adatti al trasferimento in una bad bank i crediti con garanzie reali nei confronti di imprese fallite. In questo caso non esiste nessuna sinergia tra l’ufficio concessione crediti e l’ufficio recupero crediti: l’azienda è morta e si tratta di trovare un bravo venditore per le proprietà pignorate. Sono anche adatti al trasferimento alla bad bank i prestiti ai conoscenti dei banchieri. Per un malinteso senso di amicizia o per evitare di ammettere l’errore compiuto, una Banca Intesa guidata da Bazoli tenderà ad essere troppo generosa nel rinegoziare i debiti di Zaleski. Una volta in mano ad un investitore interessato solo alla massimizzazione dei profitti, Zaleski sarebbe trattato come tutti gli altri debitori, aumentando il valore recuperato. Il rischio, però, è che a questo tipo di investitori siano trasferiti crediti nei confronti di imprese valide ma in difficoltà, che vedrebbero così segnata la loro sorte. Una banca, soprattutto una banca radicata sul territorio, ha un interesse ad aiutare le imprese fondamentalmente sane a superare momenti di difficoltà finanziaria, perché queste imprese rappresentano clienti futuri. Una bad bank no, perché non ha clienti futuri: viene liquidata una volta recuperati tutti i crediti. Purtroppo la selezione tra i clienti di un tipo e quelli di un altro richiede una profonda conoscenza delle situazioni specifiche. Proprio per questo è molto pericoloso adombrare, come ha fatto Bankitalia, la possibilità di un sussidio pubblico alla bad bank. Senza sussidi il settore privato deciderà in modo oculato quali crediti trasferire alla bad bank e quali no. Se però il trasferimento dei debiti alla bad bank viene sussidiato, le banche avranno un incentivo a trasferirvi troppi crediti, con l’effetto di distruggere imprese, invece che salvarle. In altre parole il sussidio pubblico aiuterebbe molto le banche, ma avrebbe un effetto negativo sul resto del sistema economico. Per giustificare un sussidio statale alla bad bank molti sono pronti ad additare l’esperienza americana. Tra i molti tipi di intervento durante la crisi del 2008 ci furono anche delle garanzie statali nei confronti dei crediti immobiliari delle banche (i famosi mutui tossici). Non solo queste garanzie non costarono nulla: il Tesoro Americano finì perfino per guadagnarci. Perché non provare questa strategia anche da noi? Che un nostro conoscente abbia vinto alla lotteria non ci deve autorizzare a pensare che comprare biglietti della lotteria sia un buon investimento. E il rischio nella concessione di queste garanzie è assimilabile ad una lotteria. Con la differenza che almeno nella lotteria le perdite sono limitate al costo del biglietto. Invece con le garanzie, lo Stato non paga alcun biglietto di ingresso (per cui sembra un intervento senza costo), ma le perdite che lo Stato rischia di accollarsi sono elevatissime. Il governo americano, con un basso livello di debito, poteva permettersi questo rischio, lo Stato italiano no. La seconda differenza è che il Tesoro americano aveva un modo semplice per selezionare i crediti adatti al trasferimento: i mutui immobiliari cartolarizzati. In Italia i mutui immobiliari raramente sono cartolarizzati e la distinzione tra crediti alle imprese e mutui immobiliari è molto tenue, perché spesso l’imprenditore usa le proprietà immobiliari come garanzia per finanziare l’impresa. Trasferendo i mutui immobiliari a una bad bank si rischia quindi di ammazzare le imprese. Piuttosto l’esperienza americana ci insegna cosa succede quando si cambia il supervisore bancario. Un mio collega ha analizzato la differenza di valutazioni sulla solidità patrimoniale quando la stessa banca americana viene supervisionata prima da un regolatore statale e poi da uno federale (o viceversa). Lo studio evidenzia come i regolatori statali siano di gran lunga più generosi nei loro giudizi: tanto più generosi quanto più grande è la dimensione della banca locale rispetto all’economia dello stato che la regola (e quindi quanto più politicamente influente è la banca). A maggio i primi 15 istituti di credito italiani saranno supervisionati per la prima volta dalla Bce invece che dalla Banca d’Italia. È quindi legittimo domandarsi se l’idea di una bad bank sussidiata non sia un modo di Bankitalia per incentivare le “pulizie di primavera” tra le banche italiane, per evitare i giudizi severi del supervisore europeo. A rischio non c’è solo la solidità del nostro sistema bancario, ma anche la reputazione degli ispettori Bankitalia, che potrebbero risultare essere stati eccessivamente generosi, soprattutto nei confronti delle banche più politicamente influenti.

 

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Grazie! Il Programma 2014

E’ stata una bella serata, leggera ma densa di prospettive.

Vino e bibite in abbondanza, focacce mono brand ma di qualità, discorsi brevi e (apparentemente) non troppo noiosi…

Ci siamo divertiti ed abbiamo convinto molti ad iscriversi a Liberiamo, quest’Associazione impertinente ma frizzante che allieterà gli interessati con parecchi convegni.

I quali sono qui descritti: 20140212_Programma_2014

Come al solito: accorrete NUMEROSI!!!!

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APERITIVO 2014: EVENTI E PROGRAMMA

Forza, pigroni.

LIBERIAMO è scatenata! L’evento TOP del febbraio 2014 è sicuramente il nostro APERITIVO 2014 che è, cosa non secondaria, in un bellissimo posto. Non diciamo altro!

Ecco il link per iscriversi e per scoprire cosa c’è sotto.

http://www.eventbrite.it/e/biglietti-aperitivo-2014-liberiamo-si-presenta-10381939661

LIBERIAMO è MISTERO, FASCINO, PROGRESSO, CULTURA.

UNISCITI A LIBERIAMO.

PS Nell’occasione confidiamo sulla vostra generosità… oltre che nella vostra simpatia!

 

 

 

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Zingales: un contributo fondamentale per capire.

Un’audizione parlamentare può essere divertente ed istruttiva: se parla Luigi Zingales.

Fate click sull’immagine ed ascoltate/guardate.

Luigi Zingales
Luigi Zingales

 

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In coda alle feste un nuovo look per il Sito

Tra qualche giorno via i regali e si torna a lavorare!

foto 1

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Nuova Pagina tematica: Update su ObamaCare

La pagina è disponibile all’indirizzo:

https://liberiamo.org/obamacare-focus-update/

Dato l’interesse sull’argomento ci prendiamo la briga di mostrare in questa pagina, da oggi, i contributi più interessanti sulla riforma statunitense a cui ha dato un importante contributo il nostro Gino (Gumirato).

E’ interessante notare come il CONTENUTO della riforma sia validissimo mentre siano stati fatti grossolani errori (in sistemazione) nella realizzazione degli STRUMENTI di coinvolgimento della popolazione.

https://liberiamo.org/obamacare-focus-update/

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White House updates Gumirato on ObamaCare

Si ricordano ancora di lui….. la prossima volta non ti mollano, Gino, con te presente certe ingenuità non le avrebbero commesse.

Gumirato News from White House

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Liberiamo e la Sanità – documenti on line

Ecco completato (al netto delle “pillole”….) il caricamento del materiale prodotto in occasione dell’incontro con Gino Gumirato sulla Sanità, il 26/11 a Palazzo Isimbardi.

https://liberiamo.org/gumiratos-sanita/

 

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Liberiamo e la Sanità – Gino Gumirato’s Page

Le feste ci permettono di recuperare il tempo perduto e di pubblicare il fondamentale contributo di Gino Gumirato sull’argomento Sanità.

Abbiamo dedicato al contributo di Gumirato (che tra l’altro si è iscritto all’Associazione e di questo siamo onorati) un’intera pagina Gumirato’s Sanità < che contiene anche un’introduzione scritta da Gino e il materiale proiettato durante la sua presentazione.

A presto con nuovi contributi….

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BUON NATALE DA LIBERIAMO!

Prepariamoci al 2014 festeggiando un bel Natale in famiglia. Un libero augurio da noi di Liberiamo!

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Liberiamo2014! è il Regalo di Natale!

Cosa c’è di più bello del regalare una iscrizione 2014 a Liberiamo?

E’ facile! e ci sono varie opzioni:

In entrambi i casi è possibile pagare con bonifico o con PayPal.

Fai una buona azione per te stesso, per il destinatario e per la cultura consapevole.

Entra in un futuro migliore, con Liberiamo.

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Liberiamo – Iscrizioni 2014

Vi ricordiamo che continua impetuosa la campagna iscrizioni 2014!

Da oggi potete iscrivervi in due modi:

In entrambi i casi è possibile pagare con bonifico o con PayPal.

Infatti, come dice l’avveduto, prima di andare in vacanza stampa una decina di moduli di adesione.
Potrebbero esserti utili in zone in cui non c’è copertura.
Il modulo cartaceo è il Pan di Via dei Liberiamo Boys.

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Liberiamo! Sodo Caustico

Sodo caustico. Il malato è la Sanità.

I costi della sanità. Un report del 2012 della Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali ha indicato che gare ed offerte anche per macchinari identici, sono disomogenee, senza trasparenza sugli elementi forniti. Tipico il caso dello stent coronarico: 448 euro in Toscana, 850 in Piemonte, 950 in Campania, stesso modello e fornitore. Inutile anche il varo, nel luglio 2012, dei “prezzi di riferimento”, i c.d. costi standard per macchinari e materiale; le azienda hanno invaso il Tar del Lazio di ricorsi, con il Tar che ha dato subito ragione alle aziende, derubricando i prezzi di riferimento dei “dispositivi medici” (i prodotti materiali) a mero parametro di riferimento “quali strumenti di programmazione e razionalizzazione della spesa”: acclarato che non servono a ridurre i costi, è totalmente oscuro a che possano servire, anche laddove il prezzo di riferimento resta obbligatorio, come nelle altre categorie: a chi tocca verificare il comportamento delle ASL? Non alla Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, che non sa neppure se le amministrazioni osservino i limiti stabiliti; forse alla Corte dei Conti; inutile cercare risposte alla Consip, la centrale da cui dovrebbero passare gli acquisti di tutta la P.A.: molte amministrazioni vi si sottraggono, senza essere sanzionate. La legge stabilisce che laddove vi sia una convenzione Consip è legittimo fare da sé, ma solo a patto di spuntare un prezzo migliore. Emblematico il caso della ASL di Catania che fra il 30.10.2012 e l’ 11.2.2013 ha effettuato autonomamente acquisti di farmaci per oltre 2 miliardi di euro. Il malato è grave; urge salasso?

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PAYPAL per ISCRIZIONI 2014!!

PayPal è attivo come canale di iscrizione a Liberiamo.

Abbiamo introdotto anche la quota ridotta per Over 65 e studenti Under 26, ferma restando la possibilità di fare donazioni più consistenti o donare una piccola somma ogni mese (ad esempio 2 Euro).

Ora non avete più scuse.

Dove nessun liberale ha osato camminare, là cammina (anzi saltella) Liberiamo.

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Iscrizioni aperte! a Liberiamo.

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La Vostra associazione preferita ha aperto la campagna iscrizioni 2014 on line.

Iscriviti contento e versa i miseri 30 Euro della quota annuale (10 per gli Studenti).

Basta che ti colleghi alla Pagina delle Iscrizioni !

Cosa aspetti? Natale si avvicina. Regala Liberiamo!

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I video di #oltrelacrisi

Ecco in sequenza,
caricati a tempo di record dagli amici di FareInFormazione,
gli interventi della splendida serata di giovedì:

Saluti ed introduzione (Smiderle): http://youtu.be/st92vdfmH3Q

Intervento di Cipolletta: http://youtu.be/Ye3yAQ6zIos

Intervento di Mion: http://youtu.be/Yl4aWnaHrvY

Intervento di De Nicola: http://youtu.be/hyVHhkHf_bI e sua replica: http://youtu.be/16V41TpplcQ

Intervento di Zingales: http://youtu.be/B9u_Kx2EcEk

Le repliche di Mion e Zingales: http://youtu.be/NjyZ8qAYPPg

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Il Manifesto di Liberiamo

Sia ben chiaro a tutti: il vero e concreto Manifesto di Liberiamo siamo noi soci, nessuno escluso.

Tuttavia abbiamo deciso di buttare su carta un po’ di sdegno e speranza.

E ve lo tiriamo addosso, a voi che leggete, perché lo ributtiate da qualche altra parte.

Speriamo che qualcuno lo raccolga e lo legga e magari si unisca a noi.

 

Manifesto

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#oltrelacrisi – I commenti della stampa

Ecco qualche articolo che è stato pubblicato sullo stupendo evento di Vicenza!

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06122013_IlSole24Ore

Non appena disponibili ci saranno anche altri documenti e testimonianze filmate.

 

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#oltrelacrisi – I Protagonisti

Ecco in estrema sintesi chi sono i protagonisti dell’incontro che abbiamo organizzato questo giovedì, 5/12, al Teatro Comunale di Vicenza.

Vi aspettiamo!

 

Innocenzo Cipolletta

Innocenzo Cipolletta
Innocenzo Cipolletta

E’ un economista e dirigente d’azienda italiano, nato a Roma, 8 dicembre 1941.

Attualmente è, tra l’altro, Presidente Università di Trento, del Comitato Promotore di Venezia Nordest capitale europea della cultura per il 2019 e di AIFI (Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital).

Fra i vari incarichi è stato, dal 2006 al 2010, presidente delle Ferrovie dello Stato.

Ha scritto il libro “Banchieri, politici e militari Passato e futuro delle crisi globali”

Alessandro De Nicola

Alessandro De Nicola
Alessandro De Nicola

Presidente dall’Adam Smith Society, è il senior partner degli uffici italiani di Orrick, Herrington & Sutcliffe. De Nicola ha una vasta esperienza in diritto commerciale e societario, nel private equity e nel campo degli strumenti finanziari, nel settore delle fusioni e acquisizioni e in diritto della concorrenza, lavorando su numerosissime operazioni complesse di profilo internazionale e nazionale.

E’ editorialista dell’Espresso e lo è stato del Sole 24 Ore.

E’ professore a contratto da 12 anni di comparative business law e del corso avanzato di diritto commerciale presso l’Università Bocconi di Milano.

Gianni Mion

Gianni Mion
Gianni Mion

Nato a Vo’ (Pd), 6 settembre 1943

E’ stato amministratore delegato di Edizione S.r.l. (Finanziaria della Famiglia Benetton) dal 1986 e Vice-Presidente da giugno 2012.

Attualmente è membro del Consiglio di Amministrazione di parecchie società tra cui Benetton Group, Aeroporti di Roma, Autogrill, Atlantia, Fondazione Cassa di Risparmio di Venezia ecc.

Luigi Zingales

Luigi Zingales
Luigi Zingales

Economista e accademico tra i più importanti e famosi del mondo, è nato a Padova, 8 febbraio 1963

È Professor of Entrepreneurship and Finance presso la University of Chicago Booth School of Business.

Tra i suoi libri più famosi citiamo:  Salvare il capitalismo dai capitalisti, Manifesto capitalista. Una rivoluzione liberale contro un’economia corrotta.

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#oltrelacrisi – Live tweet da Vicenza

Nell’entusiasmante e continuo proliferare di iniziative di Liberiamo, introduciamo una piccola novità tecnologica.

Con l’hashtag

#oltrelacrisi

potrete seguire in diretta le fasi salienti dell’incontro di Vicenza del 5/12, dalle 17 in poi
che, lo ricordiamo ai pochissimi che ancora non lo sapessero, vedrà allineati sul palco, i 4 “guru”:

Cipolletta, De Nicola, Mion & Zingales
(C,D,M&Z)

che rappresentano per la scena scientifico-economica quello che per il rock furono

Crosby, Stills, Nash & Young
(C,S,N&Y)


Keep on rocking in a free world with Liberiamo
,
un marchio di qualità per gente che
ripensa il passato,
spiega il presente,
immagina il futuro!

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LIBERIAMO è andata dal NOTAIO!

Ecco i prodi che hanno fondato formalmente, ieri alle 19.30 circa, l’Associazione LIBERIAMO.

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Un flash sugli organi direttivi:

Banfi: Presidente
Torri: Vice Presidente
Monarca: Tesoriere
Puttini: Segretario
Italia, Maisetti, Marangoni, Menguzzo, Pasino, Rospetti, Zulli: Consiglieri

Seguiranno i comunicati di rito.

Lunga vita a Liberiamo ed ai suoi fondatori.