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Sodo Caustico

Sodo caustico. Il Magistrato del Po.

Sulle tracce dell’ufficio di tutela del Po costituito nel 1831 nel Ducato di Parma e Piacenza, nel 1956 venne istituito l’ente Magistrato del Po, a Parma, dopo la grave alluvione del 1954, per coordinare le attività di intervento e tutela dei corsi d’acqua interni, Po e suoi affluenti. Con la riforma del 2002, le attività vennero trasferite e ripartite fra Autorità di Bacino del fiume Po (AdBPo), organismo misto Stato-Regioni che si occupa delle attività di pianificazione, ed Autorità Interregionale del fiume Po (AIPo), ente strumentale delle regioni interessate dal corso del fiume (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, con la creazione di uffici distaccati in Valle d’Aosta e nelle province autonome di Trento e Bolzano; le regioni Liguria e Toscana hanno stipulato convenzioni per il conferimento all’AIPo delle competenze sui corsi d’acqua affluenti del Po) che si occupa delle attività di programmazione degli interventi nel bacino (Po ed affluenti, diretti ed indiretti) e di gestione dei corsi d’acqua.. Non ci sono chiari i motivi della duplicazione dell’ente né che cosa di intenda con pianificazione e programmazione: ma è solo la prima delle incongruenze dell’ente (e sfidiamo ad alzare la mano quanti ne conoscono esistenza ed attività). AIPo ha 390 dipendenti, uno ogni 2 chilometri del Po; oltre agli uffici distaccati sopra citati, AIPo ha 12 sedi periferiche (Torino, Alessandria, Pavia, Milano, Piacenza, Cremona, Parma, Reggio Emilia, Mantova, Modena, Ferrara, Rovigo), una ogni 60 chilometri (e solo Torino, Piacenza, Ferrara e Rovigo si affacciano sul Po…). Non essendo una autorità né un ente con propria personalità giuridica, ma una agenzia interregionale, AIPo non è soggetta a controlli tipici degli enti pubblici; non è rintracciabile un bilancio sul sito istituzionale; non sono chiare le logiche di intervento, investimento, spesa adottate. Per la sua sopravvivenza economica AIPo fa ricorso ai contributo delle 4 regioni e dello Stato: ed anche in tal caso, non sono definite le “regole d’ingaggio”. Nel 2012 AIPo dichiara un risultato finanziario di 235.7 milioni; ma la realtà dei numeri è diversa: cassa ad inizio 2012 79.3 milioni, riscossioni 47 milioni, pagamenti 69.9 milioni, cassa finale 56.4 milioni; come si arriva a 235.7 milioni? Con il “trucchetto” dei residui attivi per 288,8 milioni (previsioni di incasso: previsioni, appunto…) e residui passivi per 109.5 milioni. Le spese correnti 2012 sono indicate in 52.8 milioni (di cui, 21.3 milioni per la struttura) coperte per 30.7 milioni da contributi dello Stato, 700.000 da entrate correnti, 18.6 milioni da “quota avanzo presunto 2011”; le spese per investimenti 283 milioni. AIPo può fare affidamento su ulteriori contributi dello Stato (32.1 milioni, di cui 7.4 milioni a copertura del costo di 273 dipendenti trasferiti ad AIPo), Protezione Civile (1 milione), Lombardia (12.8 milioni, cui si aggiungono 9.1 milioni con contributo per la copertura delle spese per la gestione della navigazione regionale), Veneto (3 milioni di finanziamento), Emilia Romagna (30.3 milioni per la gestione della navigazione regionale); vista la sua situazione finanziaria, non è dato sapere se il Piemonte potrà partecipare.

Un guazzabuglio contabile, tipico della contabilità farraginosa della PA; che fa sorgere domande: quale è il bilancio di AIPo? Quale il suo patrimonio? Quale è patrimonio immobiliare? Quale è il costo del personale, totale e per dipendente? Stato e regioni “pagano a piè di lista”? Che controllo viene fatto da Corte dei Conti, Ministero delle Infrastrutture, regioni?

Riteniamo che i traffici sulle vie d’acqua interne siano importanti, anche se il Po non è il Reno tedesco; una decente politica integrata dei trasporti commerciali non può farne a meno. Infine, per comprendere lo stato del fiume “sacro”, invitiamo a ri-leggere le stupende pagine scritte da Paolo Rumiz, giornalista e molto di più, che nel 2012 ha fatto un viaggio in barca lungo le acque navigabili del Po, fiume abbandonato, sconosciuto, spopolato di uccelli e pesci, invaso da malavitosi che lungo le sue sponde possono condurre attività criminose di ogni tipo.

8.8.2013

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Liberiamo!

ANCHE I GIUDICI DELLA CASSAZIONE AFFOSSANO LE BANCHE

La Corte di Cassazione, con l’importante sentenza n.350 del 9 gennaio 2013 ha dato un’altra spallata al già traballante equilibrio del sistema bancario italiano. La pronuncia della Suprema Corte qualifica come usurari e quindi passibili di restituzione, quegli interessi convenuti in contratto sui mutui ipotecari che,calcolati includendovi interessi di mora e altri oneri a qualsiasi titolo, superano i limiti stabiliti dalla legge sull’usura.Per capire la portata di tale pronuncia, stranamente passata quasi inosservata dalla stampa, specializzata e non, si consideri che la stragrande maggioranza dei mutui ipotecari erogati dalle banche presentano tassi contrattualmente convenuti che, ab origine,includendovi i tassi di mora, superano i limiti oltre i quali scatta l’usura. É pertanto verosimile attendersi nel prossimo futuro, un’ondata formidabile di richieste di rimborso degli interessi corrisposti da parte dei soggetti finanziati. Non solo. Infatti oltre a dover rimborsare gli interessi, le banche dovranno anche accontentarsi della restituzione del solo capitale residuo, dal momento che , in tal caso, ai sensi del Codice Civile, il mutuo si considera gratuito.
Questa sentenza non fa che aggravare la già difficile situazione delle banche, ormai da tempo sotto attacco da parte dei propri clienti a seguito delle numerose cause in giudizio per usura e anatocismo presenti in un numero molto rilevante dei rapporti di conto corrente. Sulla base di recenti statistiche effettuate da società specializzate, emerge infatti che quasi il 90% dei rapporti di conto corrente affidati, accesi dai clienti negli ultimi dieci anni nei confronti di Istituti Bancari Italiani, sono affetti da anomalie bancarie, soprattutto anatocismo e usura, che, ricordiamolo, è anche un reato penale. Le banche tendono a minimizzare queste situazioni, sotto il profilo mediatico, ma riteniamo che la situazione che cova sotto la cenere stia davvero diventando esplosiva.
Con buona pace di chi ancora crede che il sistema bancario italiano sia tra i più solidi d’Europa.

Daniele Monarca

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Sodo Caustico

Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate …

Terza puntata negli inferi delle privatizzazioni possibili e mancate: l’ACI. Nelle parole di un ex-ministro: “se l’ACI non esistesse, nessuno lo introdurrebbe”. Così si va fra la perduta gente …

106 automobile club provinciali, 3.200 dipendenti, gestione del pubblico registro automobilistico (che gareggia con i registri della motorizzazione civile e l’archivio nazionale dei veicoli: 3 registri al posto di 1, roba da “palati fini”) e riscossione delle tasse automobilistiche (in concorrenza con sportelli bancari, banche on-the-web ed uffici postali:  magari meriterebbe controllarne i costi transazionali), accanto alla vendita (in regime di concorrenza: e quindi con conti in rosso profondo) di servizi di assistenza, polizze assicurative, viaggi.

Le principali società partecipate e collegate sono Sara assicurazioni (54.12% per un valore di carico di 29.6 milioni, premi annui 650 milioni, 500 agenzie), ACI Progeo (100% per un valore di carico di 29.6 milioni, ricavi per 8.5 milioni: “mistero gaudioso”…), ALA assicurazioni (10%), ACI Sardegna SGS (97%), Aci Global (100%), Aci Informatica (100%), Aci Vallelunga (99.9%), Aci Consult (75.49%), Aci Sport (99.9%), Aci Mondadori (50%), Agenzia Radio Traffic (35%), Ventura (90% che perde 1.5 milioni l’anno coi servizi di agenzia viaggi e turismo), Targasys (50%).

Negli ultimi anni sono stati commissariati le sedi provinciali di Macerata, Nuoro, Oristano, Reggio Calabria, Pistoia, Venezia, Brescia, Padova, Salerno. La Corte dei Conti ha spesso denunciato il meccanismo delle sedi provinciali (totali 106) di costituire società di servizi replicando localmente il modello centrale, con duplicazione dei costi.

L’ AC provinciale più famoso ed importante è Milano che organizza il GP di Monza e ne gestisce l’omonimo autodromo, tramite società controllate e non: epica una “querelle” sul tema, ripresa dalla trasmissione televisiva “Report”.

Statuto e regolamenti non prevedono limiti al numero di mandati (un passato segretario generale mantenne la carica dal 1975 al 2002: 27 anni; ed un past-presidente per 18 anni dal 1982 al 2000). La riduzione delle immatricolazioni ha un effetto immediato su ricavi, e margini, dell’ACI che dalla gestione del PRA ricava (dati 2012) 161 milioni su 302 milioni di fatturato (erano 341 milioni nel 2010 e 328.9 milioni nel 2011). Il costo del personale (3.200 dipendenti) pesa per il 50% dei ricavi (con un costo azienda di 47.000 euro per dipendente).

Nel 2011 ACI ha presentato un bilancio con un utile di 26.6 milioni, grazie a: (a)una riduzione dei costi di 22.9 milioni (da 371 a 348 milioni, su 328.9 milioni di ricavi) che in parte hanno compensato la riduzione dei ricavi di 12 milioni, e (b) una operazione immobiliare fra parti correlate:  vendita a Aci Progei (100% ACI) di un palazzo romano sede di Aci Informatica per un valore di 48.7 milioni, con plusvalenza di pari importo. Sara assicurazioni ha inoltre distribuito 5.4 milioni di dividendo alla casa-madre. Il bilancio finale 2012 si prospetta ancora in sofferenza (complice l’ulteriore caduta delle immatricolazioni), a fronte di un budget previsto in perdita per 27 milioni su ricavi per 302 milioni. Come farvi fronte? Il management prevede una sforbiciata ai costi 2013 di 22 milioni per prestazioni e servizi e 1.5 milioni sul personale, unitamente ad un bel contributo di 8 milioni di plusvalenza sulla prevista cessione di una quota di Sara assicurazioni.

Confidando, in tal modo, di assicurarsi il rinnovo del mandato: “teniamo famiglia ed un ampio parco-vetture …”

7 agosto 2013

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Sodo Caustico

Privatizzare è un po’ morire …

 

Proseguiamo il nostro viaggio nelle privatizzazioni che non riescono a realizzarsi con un grazioso riferimento a Fintecna, la holding nata nel 1992 per allocare società pubbliche da dismettere, e posta in liquidazione nel 2000: se 13 anni vi paiono tanti …

Nel novembre 2012 la Cassa Depositi e Prestiti ha acquistato da MinEconomia il 100% di Fintecna per un corrispettivo (provvisorio, come sempre nel nostro paese) di 1.592 milioni, pari al 60% del patrimonio netto a fine 2011: in pratica, con uno sconto del 40%; il restante prezzo sarà dovuto se e nella misura in cui sia “ritenuto congruo” da CDP (con la stessa procedura CDP ha acquistato Sace e Simest da MinEconomia). Un buon affare? Ricordiamo che CDP non è considerata nel perimetro della PA e quindi il suo debito non è considerato debito pubblico.

Che cosa ha in pancia Fintecna? Immobili (stimati in bilancio 1 miliardo di euro), stabilimenti dismessi (quindi, vuoti) delle ex-industrie di stato dell’acciaio e della manifattura tabacchi, villaggi turistici, alberghi, l’ex-sede del Poligrafico dello Stato ai Parioli, una partecipazioni di controllo del 90,36% in Fincantieri, l’1,46% di Air France-Klm, l’1,7% di Ansaldo Sts. Il bilancio 2011 ha visto un fatturato consolidato di 2.508,2 milioni ed un utile di 67,93 milioni che ha consentito alla capogruppo di pagare un dividendo di 30 milioni; disponibilità liquida di 1.291 milioni. 10.336 dipendenti (di cui 9.976 in Fincantieri) dipendono da questa “vacca sacra”,  “nata per morire” (come ripete il suo presidente pro-tempore, da molto tempo ormai: ma che altro possiamo attenderci …) ma che dimostra ancora una certa “resilienza”.

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Sodo Caustico

Il grande campo da privatizzare.

Quando si parla di privatizzazione subito il pensiero va alle società quotate a partecipazione pubblica (Enel, Eni, Terna, Finmeccanica) che tutte insieme rappresentano i “gioielli della corona” e quindi, in modo pavloviano, guai a chi pensasse ad una loro dismissione. Ma sono innumerevoli le società a partecipazione pubblica, centrale e periferica, che potrebbero essere rapidamente cedute senza lasciar fiato per un “giù le mani, queste sono strategiche”.

Partiamo per questo lungo ed interessante viaggio dal Piemonte e dall’esame, seppur sommario, di Finpiemonte Partecipazioni, nata dalla separazione fra le attività di finanziamento regionale (lasciate in Finpiemonte) e di partecipazione al capitale, messe in Finpiemonte Partecipazioni FP, società dotata di 76,5 milioni di capitale e con investimenti valutati 120 milioni, distribuiti su 35 partecipate: e subito capite che ci sono 35 consigli di amministrazione, anzi 36 contando la holding FP, con relativi consiglieri di nomina politica. Le società partecipate operano in settori “strategici” quali la ricezione turistica (5 società: Villa Melano posseduta al 41,19%, La Tuna al 56,02%, Agenzia di Pollenzo al 24,88%, Expo Piemonte al 39,89%, Monterosa ski al 37,28%; tutte insieme “valgono” 23,2 milioni di investimenti fatti), logistica (7 società: CIM al 30,06%, Consepi al 50,15%, Fondazione Slala al 15,22843%, Interporto Rivalta Scrivia al’1,6618%, Retroporto di Alessandria al 29,17%, Rivalta Terminal Europa al 5,84%, SITO al 52,7434%; tutte insieme “valgono” 45,2 milioni), finanza (2 società: Eurofidi al 17,75%, Fingranda 30,02%, che “valgono” 21,4 milioni), territorio (12 società di cui 5 in liquidazione: Città Studi Biella al 20,48%, Icarus al 20.4%, Montepo al 41%, Nordind al 26,3%, Saia al 28,5916%, Snos al 51%, Sviluppo Investimenti sul Territorio al 99,20668%, Torino Nuova Economia al 40%; tutte insieme “valgono” 32,3 milioni); energia ed ecologia (4 società: Ardea al 29,05%, Barricalla al 30%, SMC al 35%, Strambino solar al 40%; tutte insieme “valgono” 2,5 milioni).

Nel 2011 (ultimo dato disponibile sul sito di FP), i proventi ricevuti da tali partecipazioni furono di 2,716,000 euro, insufficienti a pagare le spese correnti (inclusi dipendenti ed affitto di sede prestigiosa, nella centrale Galleria San Federico).

Inutile ricordare l’appartenenza politica del Presidente (di stretta osservanza leghista, e consigliere Eni sempre in quota-Lega: sicuramente manager di valore). Con la legge d Bazzica, parliamo di 100 posizioni apicali destinate, ed occupate, da politici e persone che alla politica devono, e forse danno.

Per una regione in profonda crisi istituzionale e con un deficit sanitario “stellare” sommessamente consigliamo una drastica cura di dismissioni e dimissioni.

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Sodo Caustico

Il fisco USA pensa all’economia reale.

Il governo USA vuole rilanciare l’industria manifatturiera americana: la riduzione delle tasse sugli utili societari è la prima mossa;  l’attuale sistema fiscale Usa è “troppo complesso” e discriminatorio “dove alcune aziende pagano il 38% mentre altre che ingaggiano stuoli di avvocati non pagano praticamente tasse” ed il governo intende eliminare le scappatoie che “incoraggiano le società a de-localizzare all’estero”. La riduzione dell’aliquota al 25% unitamente alla eliminazione degli incentivi a spostare gli stabilimenti all’estero (le norme che hanno portato alla riduzione in “belt rust” le città industriali) è il segno che si cambia musica: da Wall Street a Main Street.

Il governo USA vuole anche ridurre le convenienze contabili che consentono, e favoriscono, la creazione di utili e cassa nelle sussidiarie estere.

Da tempo auspichiamo analoga misura con un obiettivo ambizioso ma raggiungibile nel medio termine e soprattutto “messaggio forte” per chi vuole continuare a fare impresa in questo paese (che resta, a dispetto di politici, burocrati sindacati e “fancazzisti”, il secondo paese industriale europeo): equiparare la tassazione sul reddito di impresa (l’impresa crea lavoro e ricchezza) e la tassazione sulle rendite finanziarie (la rendita consuma la ricchezza). Il paese potrebbe vivere un “rinascimento industriale e sociale”: diamogli una mano.

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Sodo Caustico

It’s economy, stupid !

Nel 2010 gli investimenti esteri in Italia sono crollati da 34 a 10 miliardi di dollari; ogni anno nel mondo “girano” 1.400 miliardi di dollari in cerca di investimento e l’Italia riesce ad intercettarne meno dell’1%. Un dato sconfortante se pensiamo che il nostro paese continua ad essere al numero 8 delle economie per Pil ed al numero 4 (il 2 in Europa) per produzione industriale. Il confronto con lo “stock” di investimenti esteri (il totale cumulato negli anni) ci mette ancor più in difficoltà: in Europa svetta l’Inghilterra (1.321 miliardi di dollari), seguita da Francia (1.095 miliardi), Spagna (716 miliardi), Germania (666 miliardi), Svizzera (635 miliardi), infine l’Italia (357 miliardi). Investimenti esteri portano e danno occupazione di pregio: 1.2 milioni di occupati (lo 0.3% delle imprese) ed il 24.4% delle spese in ricerca e sviluppo. Roba da “tappeto rosso: prego si accomodi”, il tutto invece frenato dall’italica lentezza e farraginosità di PA, burocrazia, fisco: siamo al posto 74 per facilità di fare impresa, al posto 42 per competitività, al posto 142 per complessità della regolamentazione (dati Banca Mondiale).  Ritorniamo ai “basics”: delegiferare, sfoltire la PA ed i posti apicali, eliminare competenze sovrapposte, processi civili rapidi (e ricordiamo la nostra proposta di sospendere per 5 anni il grado di appello civile: meglio una giustizia rapida che una “giusta” dopo 10 anni), chiarezza delle leggi applicabili in particolare su fisco, lavoro, ambiente.

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The Loner

Bankitalia: troppe tasse e le imprese faticano

Finanza personale
02/08/2013

Impresa, dalle tasse arriva il semaforo rosso

   
(da La Stampa, 2 agosto 2013)
 

Siamo il Paese dello scenario europeo dove si evade di piu’, ma anche uno tra quelli in cui il peso del Fisco e’ particolarmente pressante, soprattutto sulle imprese. Cio’ ha ripercussioni negative anche sul sistema industriale italiano: come suggerito da Bankitalia sulla scorta di una sua recente indagine, la priorita’ dovrebbe essere una riduzione del costo del lavoro in aggiunta d una diminuzione del carico fiscale gravante sulle imprese.

Le imprese in Italia sono schiacciate dalle tasse

Bankitalia ha recentemente individuato un quadro di debolezza sostanziale del sistema industriale italiano. Tutti i settori mostrano un’attivita’ produttiva molto piu’ lenta rispetto a prima dell’ultima recessione economica con l’eccezione del settore dei prodotti alimentari e farmaceutici. I dati raccolti con la ricerca dimostrano che per aumentare la competitivita’ la ricetta da adottare dovrebbe essere una riduzione del costo del lavoro in aggiunta a una riduzione del carico fiscale e dei costi energetici.

Secondo gli economisti, infatti, il carico fiscale delle imprese italiane e’ piu’ di 8.5 per cento superiore alla media dei paesi dell’area euro, e che, se si aggiunge anche l’incidenza dell’imposta sulle societa’ regionali, che in eccesso viene aumentato al 13 per cento.

Infine, Bankitalia indica che le imprese italiane devono anche subire ulteriori spese dal tempo assorbito dalla complessita’ di amministrazione fiscale, e dai costi che sono meno quantificabili e piu’ indiretto, come ad esempio l’incertezza causata dai continui cambiamenti di regole e regolamenti.

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Sodo Caustico

Atleta da pentathlon.

Gli USA non finiscono, né finiranno, di stupire: come un’araba fenice riescono sempre a rinnovarsi e trovare nuove occasioni di crescita, ripetendo (all’infinito?) il mito del “Far West” con le sue praterie da conquistare.

Una primaria società di consulenza (che non citiamo, essendo in “conflict of interest”) ha previsto un brillante futuro per gli USA basato su 5 elementi di sviluppo: energia, commercio, analisi informatica, infrastrutture, talento; che porterebbero ad un contributo annuale di 150 miliardi di dollari nel 2020 ed a milioni di nuovi posti di lavoro: gli investimenti fatti ora daranno frutti nel medio-lungo termine. Gli USA sono formichine, mica cicale mediterranee…

Lo sviluppo delle tecniche di estrazione di “shale energy”, gli investimenti in infrastrutture e nel manifatturiero ad alta intensità tecnologica (il “back to USA”) potrebbero creare 5.3 milioni d nuovi occupati. La parte del leone verrebbe dalle ricadute derivanti da investimenti nel “talento”: l’istruzione come mezzo e strumento di crescita per lavori qualificati, che in un circolo virtuoso formano la base indispensabile su cui le imprese investono.

Vediamo un po’…: in Italia non investiamo in nuove energie (le pale eoliche guastano il paesaggio), infrastrutture (la TAV è opera del diavolo), talento (meglio ignoranti: così non capiscono…?). Meglio, molto meglio le notti bianche all’Idroscalo e le passeggiate serali ai Fori Imperiali (dove prevediamo che Colosseo e sacri Fori saranno chiusi per sciopero degli addetti e comunque inavvicinabili causa blocco stradale dei taxisti).

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Sodo Caustico

Svegliati, Giacomino!

Grandi eventi ci attendono: l’implosione avvenuta di Scelta Civica porterà ad una rapida diaspora di forze in parte dirottate sugli scogli dell’UDC ed in parte su un barcone di migranti in attesa di amorevole sollievo: ed il primo che arriva “prende tutto”; la prevedibile rottura del fragile sodalizio fra ex-comunisti ed ex-democristiani sull’altare delle conseguenti decisioni sull’ineleggibilità di Berlusconi, che esploderà al momento del suo voto in Senato: e “Giovanni Senza Terra” Renzi potrà finalmente assurgere a meritata “nota a pie’ di pagina” visto il suo “sotto il vestito, poco”; la parziale fuoriuscita dei pochi “sani di senno” del PdL che non si piegheranno, “more solito”, ai “diktat” di “padron Silvio” e che già soffrono le parole di chiamata alla “guerra civile” pronunciate dall’ineffabile “bocca di fuoco” dell’ex-comunista, ex-seminarista, ex-ministro ai Beni Culturali (sic!).

In questo scenario lontano dall’idillio (il caldo estivo da’ alla testa ed anche più in basso), unica certezza è che non si andrà a votare in autunno con l’attuale legge elettorale e con questo Presidente della Repubblica. Ed allora?

Allora, “diamoci da Fare, Giacomino!” e cerchiamo una rapida aggregazione di forze liberal-democratiche. E dimentichiamo, please!, le parole dette in libertà da “Libera e Bella” che chiama a raccolta le forze berlusconiane: niente da fare, LdM non riesce mai ad andare oltre una risicata “pole position”.

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Sodo Caustico

“guerra civile” o “colpo di stato”? questo è il triste dilemma.

La tetra parola “guerra civile” pronunciata da un parlamentare di lungo corso ed ex-ministro si deve annoverare fra le “caudane” estive o sotto c’è qualcosa di più, oltre al tentativo di far apparire per perseguitato chi da 20 anni perseguita il paese? Appare la classica “chiamata” di un atto di forza, quindi contro la legge, contro il parlamento, contro il governo, contro la costituzione; essendo quello che è: un atto rivoluzionario, sortirà effetto? Delle due l’una: o i cittadini sono stremati e disinteressati delle vicende di un “criminale seriale”, o ci sono (ma quanti?) dei cittadini pronti a prendere le armi (perché senza armi, che “guerra civile” sarebbe? Un’opera buffa, nello stile preferito del “criminale seriale”? Suvvia, qui si tratta di persone che hanno fatto la storia della massoneria deviata, P2 e dintorni: rileggersi “La P2. Nei diari segreti di Tina Anselmi”, Chiarelettere, 2011).

Faremmo torto alla intelligenza dell’ex-ministro, per quanto egli sia “servo contento d’esserlo”, se non prendessimo sul serio le sue minacce.

In un paese “con gli attributi” la situazione che stiamo vivendo sarebbe, invece e purtroppo, occasione unica ed irripetibile per quello che si chiama “colpo di stato” ad opera dei militari: crisi politica endemica, disonore delle istituzioni, assenza di alternative democratiche, ripetuto ricorso ad elezioni sempre più infruttuose, divisioni insanabili fra partiti reciprocamente delegittimati, forze che a vario titolo ripetono “arrendetevi, siete circondati”, “questo è un colpo di mano dei magistrati”, “basta con le persecuzioni”. Ma non ci sono più i militari di una volta: o no? Vedi mai che importeremo, ad ulteriore vergogna, colonnelli dall’Egitto: lì hanno tradizione esperienza ed attributi per colpi di stato (seriali), oltre a mezzi smisurati (ben finanziari dal “kingmaker” di tante rivoluzioni e contro-rivoluzioni).

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Liberiamo!

Gli INCONTRI di LIBERIAMO!

Una iniziativa che ci lascia senza parole dalla contentezza.

C’è chi parla (a vanvera) e chi sta zitto e fa parlare chi sa.

Nel volantino allegato (LIBERIAMO incontri) c’è tutto quello che potete trovare qui sotto, niente di più e niente di meno.

Accorrete numerosi a:

LIBERIAMO!

Ciclo di incontri intorno alle libertà negate
organizzati dal Comitato Milano Nord Est

24 Settembre 2013, ore 21:00

LIBERIAMO! … le imprese

ANTONELLA LATTUADA
(Imprenditrice,  Associata di Imprese che resistono)
LAURA COSTATO
(Imprenditrice,  Associata di Imprese che resistono)
OSCAR GIANNINO
(Giornalista)

22 Ottobre 2013, ore 21:00

LIBERIAMO! … la scuola

ANDREA ICHINO
(Professore Università di Bologna,
co -autore con Guido Tabellini del saggio “Liberiamo la Scuola”)
CARLO LOTTIERI
(Direttore Dipartimento Teoria Politica, Istituto Bruno Leoni)
e con
SALVATORE MODICA
(professore di Economia Politica, Università di Palermo)
membro della Direzione Nazionale  FARE Per fermare il Declino

Gli incontri si terranno presso:

LUOGO IN DEFINIZIONE

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Sodo Caustico

L’allocco e la Luna.

Quando col dito si indica la Luna, l’allocco guarda il dito e non la Luna. La sentenza della Cassazione che conferma (“tertium non datur”) la sentenza di merito che condanna Berlusconi (salvo il rinvio alla Corte di Appello per la ri-determinazione della pena accessoria: ma tanto accessoria non sembra ai politici italiani … ) ha un unico vero condannato: il PD. Tempo 3 mesi ed il PD non esisterà più, sfaldato dalla impossibile coesistenza fra il partito “duro e puro” che non accetta di condividere il governo con chi è condannato e da sempre è “l’avversario” ed il partito che in nome della governabilità è disposto a soprassedere e continuare la “Grosse Koalition”.

Non comprendere questo evento e le sue implicazioni sul fronte dell’offerta politica è fare la parte dell’allocco.

Questo è il momento di serrare le viti di un progetto politico alternativo ed attrarre quanti, di animo buono e con tendenze liberal-democratiche,  saranno senza una casa: “aggiungi un posto a tavola che c’è un amico in più”.

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Sodo Caustico

“Parva, sed apta mihi” (“Piccola, ma adatta a me”)

Nel mondo dell’impresa, nei primi 100 giorni il nuovo amministratore ed il nuovo consiglio di amministrazione “segnano” il percorso; Fare non è una impresa ma potrebbe essere lo “strumento” per “scardinare il sistema” se riesce a darsi una fisionomia, che significa rispondere a 3 domande: (1) con quale posizionamento; (2) con quale programma; (3) con quale progetto.

Per professione, quindi per deformazione, siamo consulenti operativi: crediamo in programmi ed azioni concreti, fattibili, realizzabili; ci permettiamo di condividere con “chi deve decidere” i nostri pensieri: nessun impegno, per carità; sappiamo che la politica è arte del possibile, se solo sa essere arte.

Dove ci si posiziona? A nostro avviso, lontano da M5S, Lega, Berlusconi e d’Alema.

Con quale programma? In un Sodo caustico recentemente pubblicato sulla pagina facebook del comitato Alfare, abbiamo indicato “il paese che vorremmo, assai più magro di quello obeso che è”, e declinato i 10 punti principali e qualificanti, qui riassunti:

  1. Vorremmo un parlamento fatto di 85 deputati e 20 senatori: più nessuna commissione, tempi di esame e votazione rapidi, obbligo di presenza alle sedute parlamentari.
  2. Vorremmo che si scegliesse un sistema elettorale semplice, uno fra quelli che funzionano: il proporzionale alla tedesca con sbarramento al 5% e voto di sfiducia costruttivo; l’uninominale secco all’inglese; l’uninominale al doppio turno alla francese. Il resto è fumo negli occhi, chiacchiera per imbonire. L’importante è ridurre il numero dei parlamentari.
  3. Vorremmo che le partecipazioni bancarie possedute dalle fondazioni fossero restituite ai cittadini, attraverso un programma di vouchers (e che i cittadini ne facciano quello che vogliono: vendano, comprino, facciano l’OPA, intervengano in assemblea, finalmente!): che le fondazioni si occupassero di sussidiarietà sul territorio senza più legami con le banche.
  4. Vorremmo che i processi civili durassero meno; per farlo, sospenderei per 5 anni il secondo grado del processo civile, assegnando ai magistrati dell’appello lo smaltimento dell’arretrato, così in meno di 3 anni avremo giudizi che durano meno di 2 anni: meglio una sentenza rapida che una sentenza “giusta” dopo 10 anni.
  5. Vorremmo che si affrontasse con concretezza la crisi economica italiana: oggi, una crisi da carenza di domanda; e per far ripartire la domanda occorre ridurre l’IVA di 6 punti al 15% per 18 mesi per far ripartire l’economia, che significa consumi e produzione, e porta maggiori introiti da tasse.
  6. Vorremmo che per dare lavoro all’impresa, e far ripartire l’economia, si adottassero alcune misure temporanee che hanno dato risultato in altri contesti, come la creazione di “mini-jobs” e la loro esenzione da imposte sino a 500 euro mensili netti, e con imposte ridotte fra 500 euro e 1.000 euro mensili, il tutto valido per 3 anni. E per il disoccupato che non accetta il “mini-job”: perdita del sussidio di disoccupazione.
  7. Vorremmo che venissero eliminate le regioni e che le loro competenze venissero smagrite e ri-assegnate allo stato ed alle province,  eliminando così un livello di governo inutile ed incapace.
  8. Vorremmo che si iniziasse a vendere il patrimonio pubblico inutilizzato ed il relativo incasso andasse a ridurre il debito pubblico.
  9. Vorremmo che si mettesse mano alla riduzione dei costi dello stato, iniziando dalla testa: via i dirigenti di primo e secondo livello, in tutta la PA centrale e periferica. Per un vero “spoil system”.
  10. Vorremmo che negli appalti delle opere pubbliche venisse vietato il sub-appalto: la misura più efficace contro l’invadenza della malavita nei gangli dell’amministrazione pubblica.

Con quale progetto? Per essere chiari: per fare la rivoluzione liberale occorre essere al governo, per andarci bisogna vincere le elezioni, per vincere le elezioni occorre fare alleanze (scelta obbligata, quando si parte da meno del 2%). Un progetto deve includere un chiaro posizionamento (e lo abbiamo proposto), un programma chiaro (e noi lo abbiamo proposto), un accordo con chi possa condividere almeno la parte qualificante del programma: dove trovare questi “compagni di strada” e di governo? Domanda facile: noi pensiamo fra le forze che a vario titolo si sono schierate, nel recente passato, con Scelta Civica e con chi a vario titolo avrebbe desiderato una “rivoluzione” nel PD e nel PdL e non lo ha trovato. Per trovarlo, non guasterebbe un “periodo penitenziale” per ritrovare la strada smarrita.

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Menhir

“Contromano”

Dite a RENZI che non sono migliaia di auto a volergli andare addosso… ma è lui che è in CONTROMANO nell’autostrada del PD…

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Menhir

Buon Compleanno FARE!

FARE compie un anno e fra un po’ inizierà a parlare… intanto, buona lallazione.

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Il Saggio

Debito Pubblico, stampa di moneta e uscita dall’Euro

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dmonarca

Sta montando, in molti dibattiti televisivi, ma soprattutto sui social network più frequentati ( twitter in particolare) un movimento d’opnione molto agguerrito che propugna il ritorno alla sovranitá monetaria con conseguente uscita, forzata o volontaria, dall’Euro. In realtá queste tesi, sostenute sotto il profilo teorico da insigni economisti ( Borghi e Bagnai, solo per citarne alcuni, tra i più attivi contagiatori sui social network), sono spesso spiegate in modo accattivante anche ai non addetti ai lavori e tendono a convincee gli interlocutori che la gran parte dei problemi che ci troviamo ad affrontare in questa crisi che sembra non finire mai, sono di fatto riconducibili alla nostra impossibilitá a stampare moneta, imbrigliati come siamo nelle magli di questo Euro, causa di tutti ( o quasi) i nostri mali.

Chi, come il sottoscritto, frequenta per motivi professionali, molti piccoli e medi imprenditori, si sta rendendo conto di come queste teorie, che…

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Menhir

“Zuccherino”

solo una sana e consapevole ironia salva il suddito dal declino e dall’azione politica (altrui)

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Liberiamo!

Avvisaglie di caldo

Da qualche giorno non si respira, a parecchie latitudini nel Paese.  Un caldo infernale.

Beh, penso che questo autunno fara’ ancora piu’ caldo.

I Tedeschi hanno cominciato ad armare la loro migliore artiglieria.  Juergen Starck ha gia’ cominciato a fare qualche tiro di prova.  Bersaglio facile: Italia e Spagna.  Meno facile, ma sulla traiettoria, Mario Draghi.

Prepariamoci: la risposta che dovremo dare non sara’ il contrattacco, ma l’azione.  La domanda che noi ci dovremmo porre e’ come stimolare i nostri governanti a correre ai ripari. Viste circostanze e condizioni al contorno, il compito sara’ arduo davvero. Ma le alternative sono davvero poche: i numeri, ahinoi, sono chiari ed inequivocabili.

Dovremo provare ad alzare la temperatura nonostante possa gia’ fare molto caldo.

Sicuramente, dovremo cominciare al nostro interno.

Alleniamoci ad agosto, va…

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Menhir

Per chi….

Per chi l’anno scorso ha sperato, davvero, di poter cambiare qualcosa… per chi, ancora oggi, non riesce ad arrendersi… per chi, comunque, è abbastanza liberale… per chi ritiene, il voto, un dovere… per chi non vuole ricominciare a votare “il meno peggio”… per chi crede che qualcosa si possa FARE… per chi è convinto che qualcosa si debba FARE… per chi considera l’IRONIA… un dono… un’arte… una terapia… per VOI/NOI MENHIR: PAROLE COME PIETRE

“Non posso credere che fossimo solo 80.000 lemmings che seguivano un pifferaio magico… senza diploma di Conservatorio…”

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The Loner

Nel 1959 si diceva che….

“E ora, tra l’altro, contro le esigenze dettate dalla disoccupazione giovanile, per un complesso di ragioni, si manifesta la tendenza a preferire il prolungamento degli orari di lavoro, anche per lunghi periodi, all’assunzione del personale

da Francesco Compagna, Terroni in città, 1959 Laterza

 

Quanti anni sono passati e si rifanno gli stessi errori!

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The Loner

NUOVO STATUTO per FARE per Fermare il Declino

Ecco in diretta il nuovo statuto del giovane ma aggressivo movimento politico di cui abbiamo una qualche contezza.

https://www.fermareildeclino.it/fare/statuto-e-codice-di-garanzia

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Sodo Caustico

Eutanasia di un paese

“La situazione è grave, ma non seria” (Ennio Flajano): difficile però abbozzare un ironico sorriso di circostanza dinanzi alle 2 notizie eclatanti e fresche di giornata: le motivazioni della sentenza della Consulta sul ricorso Fiom sulla rappresentanza sindacale ex art 19 Statuto Lavoratori; la sentenza della Consulta (sempre essa, sempre peggio…) sull’obbligo (non più tale…) di privatizzare o sciogliere le società “strumentali”.

Per la Consulta, organo a questo punto definibile come autentica “fossa dei dinosauri”, è anti-costituzionale l’art 19 dello Statuto dei Lavoratori laddove riserva le rappresentanze sindacali aziendali solo alle sigle sindacali firmatarie del contratto applicato nell’azienda interessata, perché tale norma contrasta con “i valori del pluralismo e libertà di azione delle organizzazioni sindacali” sanciti dall’art 39 della Costituzione. A nostro avviso, uno stravolgimento di un fondamento giuridico di base: il contratto vale fra chi lo firma e chi non lo firma non ha diritto di chiederne l’applicazione nella misura e nei modi che più gli piacciono, senza aver partecipato e sottoscritto il contratto. Troviamo oltremodo “buffo” un paese così dipinto: “solo diritti, mai doveri”.

Ma volete che la Consulta si limiti ad una stupidaggine? No! Ecco la seconda, se possibile ancor più grande della prima: cade sotto la mannaia la norma del DL 95/2012 che prevedeva la privatizzazione o lo scioglimento delle società pubbliche “strumentali “ (che cioè non operano in regime di concorrenza) il cui fatturato fosse per più del 90% derivante da contratti con la PA; basta tagli (per carità, fare economia è troppo per un paese alla “canna del gas”: vogliamo solo diritti, anche quello all’eutanasia); l’obiettivo di tagliare la spesa viene “immolato” sull’altare dei sacri diritti di regioni, province, comuni che potranno bellamente continuare ad essere azionisti, clienti, beneficiari (“capisci a me!”) dei servizi di società strumentali che non si confrontano, né mai vorranno farlo, col mercato.

Spegniamo la luce, chiudiamo amorevolmente le palpebre del defunto stato di diritto. Una prece.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-07-23/fiat-ragioni-consulta-esclusione-164430.shtml? uuid=AbI5zlGI

SODO CAUSTICO

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The Loner

Le Privatizzazioni in Italia: la vera storia.

Su segnalazione dell’amico Monarca, ecco DIRETTAMENTE disponibile il PDF di questo prezioso documento. E’ veramente il caso di dire che a volte la fornte è più chiara di mille articoli sull’argomento. Spendeteci il tempo necessario e non ve ne pentirete.

corte_dei_conti_delibera_3_2010_g_relazione

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The Loner

Facile analisi senza impegno diretto

Che dire, a parlare son bravi tutti. Personalmente sento la lama del coltello tra le scapole.

http://notizie.tiscali.it/articoli/interviste/13/07/intervista_zingales_rivoluzione_liberale.html

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Sodo Caustico

Un rimbalzo….

Sodo caustico.

C’è chi invoca il “default” …

Aumenta il numero dei dubbiosi: e se dichiarassimo il default? E non ripagassimo il debito enorme che ci sommerge?
Ai dubbiosi ed agli assertori del default rispondiamo che:
(1) l’80% del debito pubblico è oggi in mani italiane; era poco oltre la metà prima della grande crisi del 2011 (chiaro il concetto? gli investitori stranieri hanno passato il cerino … la BCE ha finanziato le banche italiane perché comprassero titoli …); dichiarare che lo stato non riconosce più il suo debito comporterebbe una perdita di valore dei titoli di stato che stanno nei conti deposito degli italiani, il mancato pagamento di interessi (reddito per chi lo incassa), il congelamento, in pratica l’azzeramento, del loro rimborso. Italiani più poveri.
(2) i vantaggi del default sono evidenti in presenza di 2 condizioni: (a) una percentuale elevata di debito è nelle mani di investitori stranieri che vengono “spennati”; (b) il paese ha una sua moneta che viene svalutata, di fatto o per decisione sovrana, nei confronti delle altre valute, più forti, e la sua economia può quindi trarre vantaggio dal fatto che i prodotti nazionali hanno un costo inferiore rispetto a prima. Nessuna delle 2 condizioni è riscontrabile per l’Italia: “chi ha dato, ha dato”, e per la condizione (b) da molti anni ormai.
(3) se non si interviene sulle cause del debito, che sono chiare: la spesa pubblica fuori controllo, il debito pubblico “monstre” è destinato a crescere; il default sarebbe un “harakiri” di dimensioni inaudite, in tale contesto.
Che fare? .. tiriamoci su le maniche ed i calzettoni, prendiamo la rincorsa e … un bel calcio nel sedere a chi ci governa, a Roma ed in periferia, è l’unica misura (pacifica e) fattibile.

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Liberiamo!

Nasce Liberiamo!

Liberiamo

è il sito/blog di coloro che non si fermano

e vogliono cambiare,

se stessi prima e la società italiana poi.

O viceversa.

Poco importa comunque.

La cosa che va fatta è cambiare in meglio.

Prossimamente su queste pagine.